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[INTERNAZIONALISMO] Da San Paolo a San Pietroburgo, la lotta dei lavoratori rider non conosce frontiere

Da San Paolo a San Pietroburgo
la lotta dei rider non conosce frontiere

(clicca qui per la versione in spagnolo)

La pandemia, prima con il lockdown dei ristoranti, ora per il timore del contagio che continua, ha provocato in tutto il mondo l’espansione del business delle consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, un vecchio-nuovo settore in cui si applica lo sfruttamento della forza lavoro da parte del capitale.

Internet favorisce la concentrazione in mano a pochi gruppi che impiegano migliaia di lavoratori in condizioni di bassi salari e totale precarietà.

Ma è proprio questa concentrazione che permette ai ciclofattorini delle grandi città di coalizzarsi, vincendo l’isolamento derivante dal rapporto individuale con l’app e i suoi algoritmi, e la concorrenza che il capitale cerca di insinuare tra gli sfruttati.

In questo articolo che ci ha inviato,Yurii Colombo* ci descrive il nascere della coalizione operaia e della lotta tra i rider di San Pietroburgo e Mosca, in consapevole collegamento con i colleghi degli altri paesi.

La lotta operaia è internazionale.

S.I. Cobas


La nascita di un embrione d’organizzazione sindacale dei lavoratori delle consegne a domicilio a San Pietroburgo rappresenta un passo importante per lo sviluppo del
movimento sindacale nella Federazione Russa.

Il 9 luglio scorso fuori dai cancelli della Delivery Club – una delle aziende più importanti del settore – si sono radunati molti lavoratori già da qualche giorno in sciopero. Il motivo della protesta è stato il mancato pagamento da alcuni mesi del salario (ricordiamo che il codice del lavoro russo prevede la possibilità per i lavoratori di entrare in sciopero solo in caso di mancato pagamento del salario, o di serrata).

A portare la loro solidarietà varie rappresentanze di gruppi dell’estrema sinistra della città come Levy Blok e il partito rivoluzionario dei lavoratori.

La manifestazione era stata indetta da “Pfofoyuz Kurier” (Sindacato dei corrieri)
sorta dalla fine di giugno di cui Kirill Ukraintsev, attivista di sinistra e video blogger, è il portavoce.

Secondo Kirill la questione del mancato pagamento del salario (piaga endemica in Russia) è solo la punta dell’iceberg che ha spinto i lavoratori ad organizzarsi: “il mancato riconoscimento delle ferie, le multe, il falso trasferimento a lavoratori autonomi, i ritmi di lavoro sono le nostre principali rivendicazioni” ha sostenuto Ukraintsev. L’obiettivo è quello ora di organizzare i deliveroo di altre aziende.

“Dei primi passi sono già stati fatti a Mosca” afferma il rappresentante sindacale.

La condizione in Russia dei lavoratori delle consegne a domicilio è particolarmente dura. I lavoratori, mediamente, guadagnano un fisso di 100 rubli l’ora (il cambio è 80 rubli per 1 euro attualmente) più 100 rubli a consegna (tenendo conto che in gran parte dell’anno le consegne non possono essere fatte in bicicletta per condizioni climatiche e sono eseguite in gran parte o a piedi o con i mezzi di trasporto che costano 40 rubli a singola corsa).

A tali condizioni difficilmente i lavoratori raggiungono mensilmente i 20-30 mila rubli netti al mese. Pesa poi il sistema delle multe: di 3 mila rubli se non ci si presenta a un turno di lavoro anche se si è malati e 1500 per un ritardo fino a un’ora.

Naturalmente i lavoratori possono essere lasciati a casa in qualsiasi momento come è successo a molti lavoratori di origine ucraina dopo l’esplosione di Covid-19, i quali a frontiere chiuse non hanno potuto neppure rientrare a casa.

La composizione di classe di questi lavoratori è composta per l’80% di giovani delle repubbliche ex-sovietiche, in particolare quelle centroasiatiche, i più ricattabili visto che possono perdere il diritto soggiorno in Russia in ogni momento.

In queste aziende finiscono a lavorarci soprattutto chi non è in grado di affittare o acquistare un taxi dove i guadagni – se si lavora durissimo – possono essere il doppio o il triplo di quelli delle consegne a domicilio.

Nella pagina di vkontakte (il facebook russo) dell’organizzazione, molte corrispondenze e articoli sono dedicate alle lotte del settore in altri paesi come Brasile, Usa e anche Italia.

Ma a San Pietroburgo ferve il movimento di lotta anche in altri settori. I lavoratori
edili della “Renaissance Construction” sono scesi in sciopero dopo il mancato
pagamento dei salari, ma hanno aggiunto a tale rivendicazione, la richiesta di aumenti salariali tanto da far dire ai rappresentanti dell’azienda:”si tratta di rivendicazioni che vanno oltre la portata dei contratti di lavoro”.

E anche qui la maggior parte degli scioperanti sono migranti uzbeki.

Si tratta di segnali che hanno fatto scattare più di un campanello d’allarme nelle sedi dei poteri locali e anche al Cremlino.

Dall’inizio della crisi del coronavirus sono state tante in tutta la Federazione le manifestazioni e gli scioperi rivendicativi, probabilmente i più importanti di tutta l’Europa.

Yurii Colombo (yurii.colombo@gmail.com) è giornalista free-lance e
corrispondente a Mosca per Il Manifesto.