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[ITALIA] Livorno, i portuali: il porto non sia complice del massacro contro la popolazione in Palestina. Genova: ancora repressione antioperaia

Riceviamo dai compagni della redazione de Il Pungolo Rosso e pubblichiamo:

IL PORTO DI LIVORNO NON SIA COMPLICE DEL MASSACRO AI DANNI DELLA POPOLAZIONE PALESTINESE

NO AL TRANSITO DELLA NAVE DELLE ARMI NEL NOSTRO SCALO 

Nel pomeriggio di oggi arriverà nel porto di Livorno la nave Asiatic Island. Grazie alla segnalazione del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e dell’associazione WeaponWhatch sappiamo che al suo interno vi sono contenitori carichi di armi ed esplosivi diretti al porto Israeliano di Ashdod. Armi ed esplosivi che serviranno ad uccidere la popolazione Palestinese già colpita da un duro attacco proprio questa notte che ha causato centinaia di vittime tra la popolazione civile tra cui anche numerosi bambini.

Non sappiamo ancora se anche nel nostro porto verranno caricati contenitori di armi ed esplosivi, ma sicuramente non sarebbe la prima volta che questo accade. Attraverso i lavoratori portuali iscritti al sindacato stiamo cercando di raccogliere informazioni in tal senso. Proprio nella giornata di ieri abbiamo ricevuto una segnalazione circa la presenza, presso il Molo Italia, di decine di mezzi blindati militari pronti ad essere imbarcati.

Oltre alla tematica della guerra c’è anche un problema oggettivo di sicurezza per i lavoratori e per la popolazione. In questo senso abbiamo inviato delle segnalazioni urgenti all’Autorità Portuale, alla Capitaneria di Porto e alla ASL Medicina del Lavoro affinché effettuino nell’immediato i controlli opportuni. 

L’Unione Sindacale di Base domani sarà in piazza anche a Livorno in solidarietà con la popolazione Palestinese e per chiedere lo stop immediato ai bombardamenti su Gaza e lo stop agli “espropri” delle abitazioni Palestinesi che da anni vivono sotto occupazione militare.

Contemporaneamente abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione con i lavoratori portuali Livornesi affinché il coraggioso esempio che arriva dal Porto di Genova possa essere riproposto anche sul nostro territorio. 

Il lavoro è importante, specialmente in questi tempi, ma questo non può farci chiudere gli occhi, o peggio ancora farci diventare complici, di massacri continui nei confronti della popolazione civile. 

Livorno 14 Maggio 2021

Unione Sindacale di Base Sez. Porto


Riceviamo dai compagni della redazione de Il Pungolo Rosso e pubblichiamo:

5 portuali del CALP di Genova indagati

per l’attività contro la guerra nello Yemen

Dopo tre anni di iniziative al porto di Genova, per contrastare il transito di carri armati, missili ed esplosivi funzionali al conflitto nello Yemen e diretti verso altri teatri di guerra, cinque esponenti del Collettivo autonomo dei lavoratori portuali sono indagati dalla Procura di Genova.

La notizia del fascicolo è emersa lo scorso 24 febbraio, a seguito delle perquisizioni a tappeto su mezzi, abitazioni e luoghi di lavoro degli indagati, con sequestro di telefoni e computer non solo dei lavoratori coinvolti, ma anche dei loro familiari conviventi, figli compresi. “Uno sforzo sproporzionato volto a reprimere, più che a cercare prove di un’ipotesi di associazione a delinquere palesemente campata in aria” – si sfogano i componenti del gruppo che ieri mattina ha voluto convocare una conferenza stampa per chiarire la sua posizione.

Secondo il collettivo “la reale intenzione è quella di mettere a tacere la conflittualità sindacale e la lotta che stiamo portando avanti per la sicurezza sul lavoro e contro il traffico di armi nel porto”.

Qui l’articolo completo del Fatto quotidiano