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[CONTRIBUTO] Reato imputato: sindacalismo

Riceviamo e pubblichiamo dai compagne e dalle compagne della redazione Diogene questo contributo, già disponibile sul loro sito (vedi qui):

Reato imputato: sindacalismo

– di Sara Zuffardi

Il 19 luglio scorso sono state disposte le misure cautelari per 8 sindacalisti di Piacenza appartenenti a SI Cobas e Usb, le accuse sono di associazione a delinquere, violenza privata, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio e, solo per alcuni, anche sabotaggio.

Abbiamo ricostruito lo svolgimento dei fatti, partendo da lontano, anche perchè i presunti reati imputati dalla procura di Piacenza si svolgono in un arco di tempo molto ampio.

La storia comincia quando Gls, Sda, Xpo, Leroy Merlin, Trackon, Nippon e Amazon sporgono denuncia nei confronti dei due sindacati perché gli scioperi estemporanei e i picchetti starebbero creando troppi danni economici.

Le varie aziende della logistica, raccontano i sindacalisti impegnati cel confronto con il padronato, vorrebbero che polizia e istituzioni impedissero nuove iniziative sindacali, tanto che il 5 dicembre 2018 Gls, Tnt, Fedit, Sda e Bartolini avrebbero chiesto un incontro al Prefetto per discutere dei problemi di ordine pubblico che starebbero causando i lavoratori.

Dalle varie proteste aziendali nasce l’indagine, che ha portato a sei arresti e due misure cautelari più lievi. Secondo le 350 pagine dell’ordinanza, dicono i legali degli imputati, l’accusa più grave sarebbe di aver costituito due distinte associazioni a delinquere che si contendevano il controllo sindacale dei magazzini. Una costituita da quattro sindacalisti dell’Usb, Fisal, Issa, Riadh e Roberto, e un’altra costituita dal coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani con altri tre dirigenti dello stesso sindacato, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.

Secondo la procura di Piacenza, i due gruppi avrebbero organizzato tra il 2014 e il 2021 degli scioperi pretestuosi con l’intento estorsivo di ottenere condizioni di lavoro di favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale.

A riprova del vantaggio personale che ne avrebbero tratto i sindacalisti, nell’ordinanza sono allegati alcuni estratti conto con evidenziati dei bonifici, che sembrano essere i rimborsi spese dei dirigenti sindacali. A una rapida lettura del verbale però i 145 capi d’imputazione sembrano essere esclusivamente relativi agli scioperi e non sembra esserci traccia di altri riferimenti a transazioni economiche.

Con questo procedimento vengono di nuovo arrestati Arafat e Pallavicini, nonostante il tribunale del riesame avesse recentemente disposto la revoca dei loro arresti domiciliari, sempre per uno sciopero del 2021, e nonostante nello stesso giorno il Consiglio di Stato avesse reso noto le motivazioni per la revoca del foglio di via al sindacalista SI Cobas Massimiliano Donadelli.

Nel testo del Consiglio di stato si legge: “La semplice presenza a un picchetto di molte persone finalizzato ad ostacolare gli automezzi in entrata o in uscita dallo stabilimento … non connotata da elementi che consentano di rintracciare violenza o minaccia da parte di un determinato soggetto, non può integrare da sola sintomi di pericolosità sociale a carico di questo, se non si vuole trasformare il diritto alla prevenzione in un surrettizio, indebito, strumento di repressione della libertà sindacale e del diritto di sciopero e, in ultima analisi, in una misura antidemocratica”.

Nei prossimi giorni il quadro delle accuse sarà più chiaro. Al momento l’impressione è che il reato contestato agli imputati sia di aver difeso i diritti dei lavoratori del settore più sottoposto a vessazioni, infortuni e lavoro nero del nostro Paese.

21 luglio

[Fonte: https://diogeneonline.info/reato-imputato-sindacalismo/?fbclid=IwAR0Fk4XSmAA7fDuHZK1vMwY0ZLVmlTHJ0KCZf-721gEBYGwXTomSApBW1Qg]