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[UCRAINA] I bianchi, i blu ed i veri rossi. Un documento dal Fronte dei lavoratori

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dai compagni della redazione Il Pungolo Rosso, già disponibile sul loro sito (vedi qui):

Proseguiamo nella documentazione relativa alle posizioni del Fronte dei lavoratori dell’Ucraina (m-l), il cui impianto di base è di disfattismo rivoluzionario nei confronti della guerra che sta straziando l’Ucraina. Il testo che qui abbiamo tradotto è del 9 settembre scorso. Verremo presto sulla forza e sugli elementi di debolezza di queste posizioni.

Redazione Il Pungolo Rosso

I BIANCHI, I BLU E I VERI ROSSI

– Fronte dei lavoratori dell’Ucraina

La settimana scorsa si è celebrato il 31° anniversario della famosa indipendenza dell’Ucraina e, nello stesso giorno, si sono celebrati sei mesi di guerra per decidere definitivamente se l’Ucraina deve dipendere dall’imperialismo americano-europeo o da quello russo, oltre che una serie di questioni correlate. In genere la guerra ama porre le questioni in modo diretto. Nei nostri circoli [i passati sei mesi] sono un test affidabile per capire se tutti i comunisti sono comunisti, o se tra i comunisti ce ne sono alcuni che di comunista hanno solo il nome. Forse sei mesi sono più che sufficienti per superare e riesaminare questo test, anche limitandoci alcune risposte.

Il principio attraverso il quale possiamo giudicare la loro fedeltà/difficoltà e tracciare una linea chiara per dividere i comunisti in comunisti veri e “comunisti”, è piuttosto semplice. Entrambi si considerano legittimati a parlare in nome della classe operaia, rappresentanti, difensori dei suoi interessi, e quindi legittimati, se non a guidare la lotta di classe dei lavoratori in questo momento, se non ad essere la loro punta di diamante, almeno a lottare per questo, a lottare per guidare, per esserne la punta di diamante, per cercare di diventarne l’avanguardia. Quindi, nel formulare il loro atteggiamento nei confronti di una certa situazione, i comunisti devono guardarla dal punto di vista degli interessi del proletariato come classe.

In ogni caso la loro scelta deve essere fatta a favore di ciò che è più favorevole allo sviluppo del movimento operaio rivoluzionario, che mira (in qualsiasi fase esso si trovi) alla radicale riorganizzazione socialista della società. I comunisti non hanno problemi dall’inizio alla fine, mentre i “comunisti”, al contrario, non sopportano il fardello che si sono accollati definendosi comunisti, e passano, anche senza rendersene conto, dall’esprimere gli interessi del proletariato all’esprimere gli interessi dei capitalisti. Guardiamo all’esempio dei “compagni” che non superano l’esame, a come alcuni “comunisti” sono oggi “guidati” nelle loro parole e nei loro atti dagli interessi del proletariato in modo tale da essere d’accordo con la leadership oligarchica del Cremlino.

Le loro giustificazioni riguardano essenzialmente tre aspetti: 1. la questione dello scontro con l’imperialismo statunitense; 2. la questione della democrazia borghese e del fascismo; 3. la questione nazionale. Cercherò di spiegare a grandi linee qual è il loro punto di vista.

Gli Stati Uniti e i loro alleati sono da tempo il più potente gruppo di imperialisti che, essendo ancora alla testa del pianeta per potere e influenza, sono in grado di imporre la propria volontà al resto della comunità mondiale. Le loro misure economiche (il metodo preferito – le sanzioni), politiche (il metodo preferito – la sponsorizzazione, la preparazione, la provocazione, il sostegno ad un colpo di Stato filo-occidentale, ecc.), militari (il metodo preferito – la solita invasione, la “democrazia alata”) possono abbattersi sul regime di qualsiasi Paese contrario a questa volontà. Resistere all’illegalità di Washington è una causa sacra, ed è quello che sta facendo Mosca. Quindi si tratta di una lotta antimperialista.

Inoltre, gli americani hanno insediato a Kiev un governo fantoccio che da otto anni terrorizza la popolazione: reprimendo il dissenso (in particolare le persone con opinioni filo-russe e filo-sovietiche), lasciando fare quel che vogliono alle organizzazioni nazionaliste militarizzate, e spesso includendole direttamente nelle strutture statali, impiantando l’ideologia sciovinista nelle masse, ecc. Per i comunisti è difficile, per usare un eufemismo, operare in queste condizioni. Per contro in Russia, dove il capitalismo è abbastanza democratico, l’ideologia socialista non è limitata da divieti, mentre in Ucraina esiste un vero e proprio fascismo/nazismo, contro il quale la Federazione Russa sta ora combattendo apertamente. Quindi si tratta di una giusta lotta antifascista.

Ed è anche una lotta contro uno Stato che opprime comunità di cittadini lungo linee linguistiche ed etniche, di una lotta per le repubbliche ribelli del Donbass e per i russi che vivono nei territori sotto il controllo ucraino, il tutto all’insegna dello slogan “non abbandoniamo i nostri”. Di conseguenza quella russa è una giusta lotta di liberazione nazionale.

Sembra che tutto sia come dovrebbe essere. Molto convincente. Cosa non ci piace? E perché un simile modo di ragionare non ci impressiona? Non possiamo esserne inchiodati, vero? No, non è possibile! Analizziamo la cosa punto per punto.


Sì, ora l’Ucraina è sotto gli Stati Uniti, è in una posizione di subordinazione, di dipendenza dall’imperialismo americano-europeo. Ma c’è un ma. Anche la Russia d’oggi non è una vittima innocente che cerca solo di reagire, non è un agnellino innocuo, anche se vuole farsi passare per tale. È un lupo travestito da pecora. Il lupo è più debole del leone (imperialismo occidentale) e della tigre (imperialismo orientale, la Repubblica popolare cinese), ma è comunque un predatore (imperialista) con un comportamento caratteristico. O forse sono solo gli Stati Uniti che, a beneficio del loro capitale finanziario, stanno cercando di stringere i loro nemici in una morsa economica, promuovendo attivamente l’istituzione di regimi amici in aree di grande interesse strategico e attaccando i paesi troppo intrattabili sulla scena politica internazionale? La Russia non opera forse per gli interessi della sua élite oligarchica? non ha manipolato per anni l’UE e parte della CSI sulla base della posizione di principale fornitore di energia per loro? non è stata coinvolta nella primavera russa nel 2014? non ha invaso l’Ucraina nel 2022? [Stati Uniti e Russia] sono due piselli in uno stesso baccello. Può un comunista lottare per sostituire uno schiavista con un altro, porsi dalla parte di un imperialista contro un altro, anche se è per il più debole contro il più forte? Un “comunista” può farlo. Il comunista, invece, è contro la schiavitù in generale, contro l’imperialismo in linea di principio.

Per questo i comunisti di tutti i Paesi coinvolti nel conflitto imperialista formano un fronte internazionale unito contro di esso. Ognuno combatte nella propria sezione del fronte contro il governo del proprio Stato: cioè i russi contro la politica militarista del loro governo in primo luogo, e contro il governo stesso, i bielorussi contro il loro, gli ucraini contro il loro, i comunisti europei contro i loro governi, gli americani contro il loro. Tutti aiutano il più possibile i compagni delle altre sezioni e ricevono da loro aiuto reciproco. Certo, noi comunisti ucraini non possiamo vantare nulla di grande, perché finora siamo troppo marginali e abbiamo troppo poco peso nella società. Tuttavia, è improbabile che chiunque conosca il disastro che ha subito il movimento di sinistra ucraino nel 2014-15 possa incolparci per questo disastro. Per 5 anni [questo movimento] è stato in un misero stato di “vita” dopo la morte. Solo nel 2020 ha prodotto un nuovo germoglio. Date le condizioni in cui operiamo, in 2 anni siamo riusciti a fare molto. In ogni caso, abbiamo fatto abbastanza per poter replicare a quei “comunisti” che sostengono che ora non esistiamo, e che solo quando la Russia vincerà, i socialisti ucraini potranno svilupparsi: eccome se esistiamo! Il nostro voto è per i veri comunisti che non si sono afflosciati sotto il peso della prova della guerra e che hanno, come noi, posizioni marxiste-leniniste, fedeli al giuramento dell’internazionalismo proletario come noi lo siamo. Siamo sostenitori degli oppositori di questa guerra e siamo avversari di quanti la sostengono. I comunisti di qualsiasi paese che assumono la nostra stessa posizione sono nostri amici; quelli che assumono la posizione opposta sono nemici. Non parlerò dei compagni di altri Stati, ma nel nostro Paese, data la situazione attuale, abbiamo soprattutto (soprattutto non significa esclusivamente) un lavoro educativo da fare. Lavoriamo ai preparativi necessari alla preparazione della rivoluzione. Non è molto, ma è un lavoro onesto. E ora che abbiamo parlato del motivo per cui siamo convinti che non staremmo meglio sotto nessuno dei possibili poteri in Ucraina durante questa guerra e dopo la sua fine, è tempo di passare al punto successivo.

L’attuale regime ucraino è davvero molto reazionario, certo. Ma ci sono due ma. Innanzitutto, i “comunisti” in questione, quando lo caratterizzano, ne esagerano i colori. Comunque, qui la situazione non era così nera come la si descrive. Per chi è al comando dello stato dopo Maidan – durante il quale, e per tutto il 2014, si sono verificati eventi simili a quelli di Odessa del 2 maggio [quando furono bruciate vive decine di persone nell’incendio della Casa dei sindacati appiccato da gruppi dell’estrema destra lasciati liberi di agire dallo stato – n. n.] l’ampiezza del pluralismo accettabile si è ristretta ai confini che corrono dal nazionalismo ucraino puramente convenzionale a quello radicale. Agli attivisti del nazionalismo radicale il servizio speciale che li sorvegliava ha esternalizzato il compito di criminalizzare gli attivisti in disaccordo con il nuovo corso, cosa che l’ultradestra ha fatto con le sue azioni, mentre l’SBU [il Servizio di sicurezza dell’Ucraina] è stato relativamente pigro nel suo lavoro, sebbene migliaia di persone siano passate per le prigioni. Tuttavia fino al 24 febbraio il terrore di stato è rimasto selettivo e casuale, piuttosto che di massa, e l’apparato repressivo non si è espanso in tutta la sua capacità. Le organizzazioni fasciste, infatti, erano per molti versi direttamente inserite nello Stato: si pensi ad esempio all’Azov, che si costituì come unità inserita a tutti gli effetti nel sistema delle truppe del Ministero degli Interni. Ma il posto dei nazisti era quello degli esecutori di rango, così come dei funzionari dei livelli inferiori e medi degli apparati di governo, mentre il vertice era fatto ed è fatto di gente come i liberal-democratici particolarmente patriottici; i partner occidentali e gli oligarchi nazionali si sentono più a loro agio a collaborare con loro. Tra l’altro, fino a poco tempo fa, nonostante le vessazioni e i duri attacchi nei suoi confronti (si ricordi, ad esempio, la chiusura dei media ad essa vicini), esisteva in Parlamento un’opposizione moderata abbastanza influente (OPZJ – Piattaforma di opposizione – per la vita), che era il secondo gruppo per numero di deputati; c’erano anche partiti di opposizione minori come il partito di Shariy [un blogger politico di ideologia genericamente “libertaria”]. In generale, tra i funzionari dei livelli bassi e medi del potere c’erano almeno un pizzico di persone con opinioni lontane dal nazionalismo ucraino anche nel senso più ampio del termine. Ma questo, solo fino a poco tempo fa: subito dopo l’inizio della guerra, i partiti che avevano un programma anti-Maidan sono stati soppressi. Tra questi il CPU (Partito comunista dell’Ucraina), che in pratica era stato bandito già nel 2015, i suoi vecchi e altrettanto legnosi confratelli del SPU (Partito socialista dell’Ucraina) e del PSPU (Partito socialista progressista dell’Ucraina), e insieme a loro la ZNS (l’Unione delle forze di sinistra) e Derzhava, altrettanti tentativi di formare un CPU 2.0. Fino al febbraio 2022, aggirando le restrizioni alle comunicazioni, tutte queste forze politiche si muovevano ancora in modo legale, benché a malapena, e attiravano a sé un po’ di persone.

Il governo ha incoraggiato fortemente la diffusione dell’ideologia nazionalista, non solo facendola sgocciolare, ma versandola direttamente nei cervelli della gente. Tuttavia, questa ideologia non è riuscita a prevalere pienamente (ancora una volta: fino al momento dell’invasione). I risultati delle ultime elezioni presidenziali e parlamentari lo dimostrano: un candidato dalla retorica molto moderata che ha flirtato con l’elettorato filorusso, è stato eletto capo dello Stato, mentre i partiti di destra non sono riusciti a entrare in Parlamento (e sarebbe bastato ottenere solo il 5% dei voti per entrarvi). Il fatto stesso che esistano queste elezioni e molte altre istituzioni democratiche fornisce motivi indiscutibili per ritenere che l’ordine esistente in Ucraina non raggiungesse ancora il livello di un normale fascismo, così come il fatto innegabile della grave limitazione dei diritti e delle libertà non ci permette, ovviamente, di considerarlo una normale democrazia borghese. Ma i “comunisti” che critico da otto anni hanno erroneamente etichettato l’Ucraina come addirittura nazista, trasformandola in un vero e proprio Terzo Reich per la mostruosità della sua struttura politica, e questo non è uno scherzo. Inoltre questi “comunisti” caratterizzano in modo ipocrita il regime della Russia, che non è poi così buono. Non so bene cosa stiano facendo i russi, ma ci sono cose ovvie. Il governo russo permette una maggiore diversità ideologica, perché la sua stessa propaganda è una vinaigrette [una miscela] di narrazioni spirituali-imperiali distorte, sovietiche di seconda mano e neo-liberali mainstream, progettata per presentare le sue politiche dannose al grande pubblico, ed anche per compiacere quello stesso pubblico, dato che ognuno ci può trovare qualcosa di suo gradimento. Che voi siate nazionalisti, socialisti, o liberali, ci potete trovare quello che volete. Potete anche partecipare a un’elezione semi-fantastica e votare per l’opposizione tascabile. Ma per favore non agitate le acque. Non osate negare che nel complesso Vladimir Putin è un grande uomo. Nella sua forma moderata, l’ordine di cui Putin è a capo tollera molte cose, anche se più si va avanti, più la tolleranza diminuisce: negli ultimi dieci anni i confini del consentito sono diventati sempre più stretti, sono state adottate leggi sempre più draconiane, soprattutto dopo lo scoppio della guerra. L’unica cosa radicale che vi si preferisce è il putinismo radicale, di cui la maggioranza della popolazione è impregnata con successo, mentre per gli altri radicali c’è l’FSB (il Servizio federale di sicurezza). Migliaia di persone sono passate attraverso le sue camere di tortura. La Russia è uno Stato di polizia, dove chi è insoddisfatto viene brutalizzato dai servizi di sicurezza, mentre qui in Ucraina, oltre alle autorità competenti, a farlo sono spesso i galoppini dei poliziotti di note organizzazioni non governative.

Ma anche in questo caso non dobbiamo sentirci lusingati. Anche in Russia certe organizzazioni non governative vivono felici e contente: ad esempio i redivivi cosacchi, il movimento “Quaranta Sokorov”, il DSRG, il gruppo di ricognizione, sabotaggio e assalto Rusich [che si richiama al nazismo], la Wagner e altre formazioni di questo genere sorridono e salutano. Ora, naturalmente, sono ben lontani dalla scala dei loro fratelli rossobruni, ma, se necessario, la classe dirigente fa presto a farli crescere da cuccioli a Cerberi, come abbiamo già visto nella nostra patria.

In generale, la Russia non sembra un modello ideale di democrazia borghese rispetto all’Ucraina. Tuttavia, non sembra neppure un esempio di fascismo, così come non lo è lo Stato ucraino. Tuttavia, i propagandisti di entrambi i fronti del conflitto stanno facendo del loro meglio, gareggiando tra loro nella scelta degli argomenti, per identificare il loro nemico con la Germania di Hitler. E non c’è fumo senza arrosto. C’è un’amara ironia nel fatto che i nemici si stanno combattendo con armi sovietiche, prodotte proprio nel Paese che una volta ha inferto un colpo mortale al nazismo tedesco, prodotte dagli sforzi congiunti dei lavoratori di tutte le repubbliche dell’Unione, comprese le due più importanti, ora in lotta tra loro. In un certo senso i lavoratori ucraini e russi sono ancora una volta uniti: sia in Ucraina che in Russia, con lo scoppio delle ostilità, è iniziato un nuovo potente attacco ai diritti e al benessere dei proletari. Anche i capitalisti, che portano avanti un’operazione così speciale sia qui che lì, sia in modo autonomo che attraverso le loro autorità statali, sono uniti per alcuni aspetti: usano la legge marziale, approfittano di tutte le opportunità che essa offre loro per stringere le viti, e questo, ovviamente, è per loro facile da realizzare. Prima della guerra, la dittatura dell’oligarchia era più o meno nascosta, si vestiva con l’abito della democrazia. Ora è davanti a noi in mutande. Cosa succederà? Si camufferà con un abito simile a quello dell’anteguerra? Si spoglierà del tutto, per poi rivelare al mondo un’aperta dittatura terroristica? infine completerà la tendenza al fascismo con il trionfo del vero fascismo?

Dovremo aspettare e vedere fino a quando il mondo del dopoguerra sarà finito. Allo stato attuale, una cosa è chiara: la lotta è alla pari, di regimi ce ne sono due… entrambi con una sfumatura bruna. Il comunista può forse appoggiare uno dei due, in quanto sopra di lui non c’è ancora tanta pressione? Il “comunista” può farlo. Si dice che se si mette una rana in una pentola d’acqua fredda, e poi si riscalda l’acqua a fuoco lento, la rana se ne starà tranquilla fino a quando non bollirà e ribollirà. In termini di lungimiranza, i “comunisti” sono in qualche modo al livello della rana, perché non è necessario essere un prodigio di intelligenza per capire dove soffia il vento quando si ama citare Ilyin e mostrare la “vra de-comunistizzazione” [è un termine usato da Putin nel suo discorso del 21 febbraio, in cui prometteva una “vera de-comunistizzazione” dell’Ucraina – n.]. D’altra parte, il pericolo minaccia solo i migliori tra i peggiori, quelli che hanno sbagliato la loro posizione sulla guerra, ma che stanno ancora facendo il lavoro giusto. Mentre non c’è nulla da temere per i peggiori tra i peggiori, che non fanno altro che lodare con una retorica di sinistra quasi tutto il tempo e quasi tutto, qualsiasi corso intrapreso dai saggi leader dello Stato. Non c’è nulla da temere perché i morti non possono morire, ed è una questione assai discutibile se questi personaggi abbiano mai vissuto come comunisti. I comunisti non sono mai ben accolti da nessun governo borghese che sia saldo sulle proprie gambe e militante. In Russia, molti attivisti sono dietro le sbarre; il più recente caso di alto profilo che mi viene in mente è quello di Kirill Ukraintsev [il presidente del sindacato dei riders russi, arrestato il 25 aprile scorso per le agitazioni sindacali, più volte in precedenza fermato e recluso – n.] e molti di quelli ancora liberi sono già stati attenzionati.

Questo, lo ripeto, nelle metropoli russe. Sul perché la situazione politica interna nei suoi nuovi possedimenti coloniali sudoccidentali nel 2014 e nel 2022 sia molto più difficile, non ho bisogno di dire gran che: è fin troppo ovvio. Ed è proprio questa situazione che può diffondersi ulteriormente nelle terre dell’Ucraina al seguito dell’esercito russo. Quindi, a cosa serve se un governo che vuole distruggerci viene sostituito da un altro governo che vuole anch’esso distruggerci? A tali governi, i comunisti che si trovano sotto la loro giurisdizione devono rispondere lottando per una totale democratizzazione della società. Ciò significa che dobbiamo: a) fermare la fascistizzazione e condurre una controffensiva contro di essa; b) prenderci tutte le libertà possibili all’interno dell’ordine politico capitalistico, non per sederci in parlamento e diventare pacificati, bensì per sovvertire la macchina statale, per ottenere maggiori opportunità per preparare la sua demolizione, opportunità che potremo poi sfruttare appieno; c) all’ora X, prendere d’assalto i vertici della società per trasformare la democrazia da borghese a proletaria. Come si suol dire: buona fortuna! Avendo delineato un piano per più di un anno, se non addirittura per una dozzina di anni, credo sia giunto il momento di passare all’ultima questione.

Sì, in Ucraina lo sciovinismo è la politica di Stato sulla questione nazionale. Ma ci sono tre cose da prendere in considerazione. 1. Non dobbiamo sopravvalutare il fenomeno. Non c’è un genocidio dei russi, ovviamente. C’è lo spostamento della lingua russa dallo spazio pubblico a quello domestico: la privazione del suo status ufficiale, la cessazione del suo insegnamento nelle scuole, l’eliminazione del russo dalla sfera dei media e dei servizi, ecc. C’è l’abolizione della cultura russa: l’ostracismo nei confronti del cinema, della musica, della letteratura russi, l’esclusione degli artisti russi e delle loro opere dai programmi educativi, la rimozione di simboli e tradizioni che possono richiamare la Russia, ecc. C’è il rifiuto dell’identità russa: equiparare tutti i locali che sono fedeli a questa identità a potenziali traditori della patria, dipingerli come superflui in questo Paese, disumanizzare l’immagine dei russi attraverso la creazione e la divulgazione di stereotipi negativi, ecc. L’obiettivo è l’assimilazione, cioè la completa ucrainizzazione del paese. 2. Non dobbiamo sottovalutare lo sciovinismo russo, che diventa politica di Stato nei territori dell’Ucraina occupati dalla Federazione Russa o dai suoi procuratori. Non c’è, ovviamente, un genocidio di ucraini. C’è lo spostamento della lingua ucraina dallo spazio pubblico al puro spazio domestico: la privazione del suo status ufficiale, la cessazione del suo insegnamento nelle scuole, la sua eliminazione dai media e dal settore dei servizi, ecc. C’è l’abolizione della cultura ucraina: l’ostracismo nei confronti del cinema, della musica, della letteratura ucraini, l’esclusione degli artisti ucraini e delle loro opere dai programmi educativi, la rimozione di simboli e tradizioni che possono richiamare l’Ucraina, ecc. C’è il rifiuto dell’identità ucraina: equiparare tutti i locali che sono fedeli a questa identità a potenziali traditori della patria, dipingerli come superflui in questo Paese, disumanizzare l’immagine degli ucraini attraverso la creazione e la promozione di stereotipi negativi, ecc. L’obiettivo è l’assimilazione, cioè la completa russificazione [di questi territori]. 3. Sarebbe necessario chiarire chi dovrebbe essere il target della liberazione nazionale. Se la nazione ucraina non esiste in linea di principio e tutti gli ucraini sono da considerare russi, un unico popolo, questa affermazione non corrisponde affatto alla realtà. Stando a quella che nei circoli marxisti è considerata la definizione più elementare di nazione, gli ucraini costituiscono senza dubbio una nazione; dopo tutto hanno avuto la loro repubblica nazionale per poco più di un secolo. Altra cosa è che la nostra nazione, fino a poco tempo fa, era piuttosto libera, e inoltre che per diversi secoli, ora in modo volontario, ora in modo meno volontario, è stata, per così dire, in intima vicinanza con la nazione russa. Non è quindi difficile integrare gli ucraini in essa, come si può vedere nell’esempio della LNRD (Repubblica di Lugansk). Ma stiamo anche parlando di misure per trasferire persone da una nazione all’altra, il che non è certo una liberazione nazionale. Se sono da considerare russi tutti i residenti di lingua russa in Ucraina, che secondo vari dati sono da un quarto alla metà della popolazione, allora la stragrande maggioranza di loro non ha altri legami con la nazione russa se non la stessa lingua e una cultura simile, che l’inclusione nella comunità ucraina di territorio, vita economica e struttura mentale il più delle volte supera anche nell’autodeterminazione soggettiva dei singoli individui. Se i russi sono tutti gli abitanti dell’Ucraina di corrispondente origine “etnica”, cioè fino a un quinto della popolazione, allora quanto detto nella frase precedente resta rilevante, ma in misura minore, soprattutto quando si mantengono legami attivi con i parenti nella Federazione Russa. Se i russi sono tutti gli abitanti dell’Ucraina con passaporto russo, quelli cioè che hanno scelto consapevolmente di appartenere alla Russia, molto probabilmente per ragioni oggettive, è improbabile che un tempo ce ne fossero molti in Ucraina, anche se non sono riuscito a trovare statistiche al riguardo. Dopo tutto, la fonte principale sulla questione delle nazionalità è ancora il censimento del 2001. Questo censimento può essere confrontato con il censimento sovietico del 1989 per verificare che non ci siano salti innaturali nei numeri, il che suggerirebbe gravi falsificazioni. D’altra parte, non ci sono i presupposti perché la situazione sia cambiata in modo significativo fino all’inizio della liberazione nazionale dei russi d’Ucraina, cioè fino al 2014. Secondo il censimento, gli ucraini erano la maggioranza in tutte le regioni, comprese le regioni di Donetsk e Lugansk con un vantaggio numerico sui russi, anche se non eclatante, ed anche in queste regioni c’erano e ci sono tuttora aree a maggioranza ucrainofona. Gli ucraini erano una minoranza solo in Crimea, che per questo motivo aveva uno status autonomo. Quindi, ad ogni buon conto, non pare necessario parlare di giustizia davanti alle rivendicazioni territoriali della Russia fatte otto anni fa sotto la veste di liberazione nazionale dei russi, e lo è ancora meno oggi se ci riferiamo alle terre all’interno dei confini effettivi dell’Ucraina fino alle ore 5 del 24 febbraio 2022. In tutto questo conflitto il tema nazionale è un tema puramente di terzo ordine. In primo luogo, c’è una lotta tra i gruppi capitalistici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea da un lato, e i gruppi capitalistici della Federazione Russa più vicini al potere statale dall’altro, per la ridistribuzione delle sfere di influenza nel mondo, di cui il nostro Paese deve far parte. In secondo luogo, c’è una lotta dentro la classe capitalistica nazionale per la ridistribuzione dell’influenza e del potere statale in Ucraina.

Man mano che la guerra procede, dai tempi del Maidan a oggi, il ruolo del primo fattore, quello imperialista, non fa che aumentare, mentre il ruolo del secondo, quello nazionale, non fa che diminuire; anzi, è già pari a zero. Ma è da queste due fonti, insieme, che deriva quasi tutto lo sciovinismo a cui stiamo assistendo: un russo desideroso di massacrare i khokhlov [un termine russo spregiativo per indicare gli ucraini – n.] e un ucraino desideroso di massacrare i katsapiani [un termine ucraino spregiativo per indicare i russi – n.] difficilmente riusciranno a venire a capo dei veri iniziatori e interessati al massacro, a metterlo a fuoco e a trarre le giuste conclusioni attraverso il sudario dell’odio basato sulla menzogna. Individui del genere diventano strumenti obbedienti degli oligarchi russi e occidentali/ucraini, rispettivamente, che cercano di avvelenare le nazioni con il nazionalismo. Può un comunista versare olio sul fuoco delle lotte etniche invece di fare del suo meglio per spegnerle? può sostenere il privilegio di una nazione a costo di opprimerne un’altra? Il “comunista” può. E così facendo, ovviamente, porta acqua al mulino della borghesia di entrambe le parti. In questo caso, aiuta direttamente il Cremlino in termini propagandistici, organizzativi e materiali, anche per il fatto che i cittadini comuni della Russia e della Repubblica popolare di Lugansk, che iniziano a provare malcontento per ciò che sta accadendo e a indovinare di cosa si tratta, saranno tentati di diffidare di tutti i comunisti come alternativa all’attuale governo, se debbono giudicare la famiglia [dei comunisti] dal fenomeno da baraccone che incontrano. Il che serve indirettamente anche agli scopi del governo ucraino: questo punta il dito contro di lui [il “comunista” pro-Russia] e dice alla gente che tutti i comunisti sono agenti dell’imperialismo russo come è lui. E la gente odia davvero tutti i comunisti, proprio come fa con l’imperialismo russo. Contribuendo a mantenere la gente nelle tenebre, invece di illuminarla, il “comunista” stesso passa dalla parte del lato oscuro, mentre un comunista dovrebbe combattere il male, non unirsi ad esso. Il potere delle proprie conoscenze deve essere usato per smascherare l’ideologia nazionalista e portarla alla luce davanti alle masse. Inoltre, occorre prestare particolare attenzione alla denuncia delle violazioni compiute sugli ucraini nei territori dell’Ucraina occupati e di quelle compiute sui russi e sugli ucraini di lingua russa nelle zone controllate da Kiev. Naturalmente, la nazione non è qualcosa di immutabile. Come risultato della guerra le proporzioni delle nazionalità esistenti nel Paese cambieranno; anzi, sono già cambiate e stanno cambiando poco a poco ora dopo ora. Ma non importa dove si sposterà il fronte, se più lontano o più vicino ai confini ereditati dall’URSS; si tratta solo di una linea di demarcazione tra uno sciovinismo, una reazione, un imperialismo e l’altro, dettata dal fatto che uno di essi può sconfiggere l’altro, rosicchiando per sé un pezzo più grande. Solo il futuro socialismo garantirà l’uguaglianza delle nazioni e traccerà una linea amministrativa convenzionale tra le repubbliche nazionali con la massima convenienza per l’economia, tenendo conto dell’opinione ponderata della popolazione e senza rancori. E perché questi giorni arrivino, dobbiamo fare di tutto per formare la loro amicizia – amicizia prima di tutto contro i capitalisti, nonostante la politica dei capitalisti che ha spinto i popoli gli uni contro gli altri. Solo unendosi i proletari potranno raggiungere l’emancipazione. E su questa nota ottimistica, che c’è una via d’uscita dall’impasse del nostro tempo, è ora di concludere.

La settimana scorsa, insieme a un altro compagno, ho presentato il RFU in uno streaming di Storm Herald, dove è stato anche sollevato in tutta la sua forza il tema di questo articolo – potete ascoltare la presentazione se siete interessati ad approfondire. A nome di tutta l’organizzazione vorrei ringraziare Alexander Batov, Andrey Rudom e Konstantin Semin per il supporto mediatico che ci hanno dato durante la guerra. Ora siamo dalla stessa parte della barricata contro i “comunisti”: in Russia è l’opinione pubblica che va dal Partito Comunista [di Zuganov] allo Zhozhek, in Ucraina è quella dell’ambiente dei partiti di sinistra banditi in primavera e simili. Ho già criticato in precedenza la debolezza di gran parte del movimento socialista nazionale perché si adagia sotto l’uno o l’altro imperialista in generale in una nota esplicativa sul nostro, per così dire, gemello cattivo. Che, tra l’altro, vi consiglio vivamente di leggere come prologo a questo materiale, che ora è puramente polemico. Il colpo è stato inferto smascherando l’unilateralità dei fatti citati a sostegno delle affermazioni, chiarendoli e integrandoli con altri fatti ben noti, e rivelando la logica fallace delle valutazioni e delle azioni proposte, indicando al contempo la strada giusta. I “comunisti” l’avranno respinto, dicendo che sono troppo altezzoso, troppo complicato, che non garantisco risultati di alto profilo a breve termine, che sono radicale. Rispondo che la parola radicale viene dal latino radicale, e si riferisce alle radici [del reale]. La mia prospettiva porta coerentemente ad una soluzione radicale, che va alle radici del reale, del capitalismo – verso il socialismo. Passa attraverso le spine, certo, ma porta alle stelle. Ditemi: qual è la vostra via, quella facile? Solidarietà con il governo della borghesia russa contro il governo della borghesia occidentale e ucraina. Supponiamo che la prima distrugga la seconda anche con il vostro aiuto attivo. Una volta accaduto questo, voi dovreste invertire la rotta di 180°, lanciarvi contro la borghesia russa e vincere? No, non è così che funziona. Le vostre mani sono legate da una lunga collaborazione con essa, le vostre mani non hanno fatto altro che rafforzarla, vi siete sporcate le mani fino ai gomiti con il sangue dei suoi crimini, essendo stati loro complici. Quale forza avrete per sopraffare il potere enormemente accresciuto [della borghesia vincente]? Chi affiderà ai rivoluzionari di domani il proprio destino, quando solo ieri era in lotta con loro? Gli ipotetici rivoluzionari, abituati a lavorare per il regime, andranno essi stessi a rovesciarlo? La storia dimostra che difficilmente una cosa del genere accade. È più probabile che ancora una volta non andiate allo scontro, ma concludiate compromessi senza principi mettendo da parte il socialismo per molto tempo. Questo si chiama opportunismo. Poiché si tratta di guerra, e in primo luogo di un atteggiamento nei confronti della guerra, abbiamo a che fare con un tipo particolare di opportunismo. Questi sostenitori della sinistra si limitano a ripetere le parole della destra. Questo si chiama social-sciovinismo.

Voi impostori dovreste essere considerati come una sorta di cancro del comunismo post-sovietico, che dovrebbe essere rimosso per il suo bene, in modo che la vostra contraffazione storta e obliqua del marxismo, che per un profano non esperto è purtroppo indistinguibile dall’originale, non danneggi i veri marxisti. Vi siete mai chiesti perché prima della Prima Guerra Mondiale i futuri comunisti avevano un marchio comune con la maggior parte dei socialdemocratici, ma in seguito se ne dissociarono risolutamente, dando così forma all’attuale corrente politica chiamata comunismo? Leggete gli scritti di un partecipante molto oscuro e di secondo piano di quegli anni, un certo Vladimir Ulyanov [Lenin], e troverete la risposta. Allo stesso tempo, decidete voi stessi quale punto di vista vi è più vicino. Se rimanete quello che siete al momento, allora è quello degli avversari di Vladimir Ulyanov. Che tipo di comunisti siete allora? Non ingannate voi stessi o gli altri.

Ecco il mio consiglio: pensate più spesso a quello che state facendo.

Siete pronti a baciare l’amministrazione dell’occupazione per il restauro del monumento a Lenin, ma forse lo stesso Lenin si sarebbe trasformato in un fan dell’autocrazia, di cui la Russia è oggi l’erede, se avessero iniziato a mettere sue statue di lui? Andate a un raduno con il tricolore, la bandiera degli zar, delle Guardie Bianche, dei Vlasov, di Eltsin-Putin, e la bandiera rossa, la bandiera dei lavoratori che si sono ribellati ai loro oppressori, ma l’una non contraddice l’altra? Voi volete ammutolire Lenin, ma pensate forse che se Lenin fosse vivo per un momento, vi direbbe qualcosa di positivo?

Non ho neppure l’ombra di un dubbio che vi avrebbe detto qualcosa di esattamente opposto.

9 settembre 2022