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[CONTRIBUTO] La posta in gioco. Riflessioni e proposte per un femminismo rivoluzionario

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dalle compagne del Comitato 23 settembre, già disponibile sulla loro pagina (vedi qui):

Riproponiamo qui la premessa e l’indice di un opuscolo pubblicato in occasione dell’8 marzo 2021, che non è affatto invecchiato. Con la sua attenzione alle donne arabe in rivolta, anzi, dimostra il carattere permanente della nostra piena solidarietà con le donne dei paesi tutt’ora dominati o controllati dall’imperialismo, o meglio: il nostro sentire, vivere come nostra la loro lotta, oggi in particolare la resistenza e la lotta delle donne palestinesi, e il nostro rifiuto del neo-colonialismo anche ammantato in abiti “femministi”.

Redazione Il Pungolo Rosso

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E’ uscito il Quaderno n. 1 del Cuneo rosso dedicato alla “questione di genere”, inquadrata come questione strutturale e internazionale. A partire da questa ottica, lo scritto ricostruisce il nesso tra le lotte contro ogni forma di oppressione, sfruttamento differenziale, discriminazione, violenza (fisica, sessuale, psicologica) che colpisce le donne nella società capitalistica, e la lotta rivoluzionaria per abbattere il capitalismo.

Le specifiche contraddizioni che vivono la grande maggioranza delle donne, a cominciare dalle proletarie, hanno gradi di brutalità differenti nelle diverse parti del mondo, e sono mutate nel corso del tempo solo ed esclusivamente nella misura in cui lo hanno imposto con la forza le lotte delle donne e il fiancheggiamento (raro, in verità) del movimento operaio organizzato. Il patriarcalismo (nelle sue diverse forme) e l’oppressione della donna sono elementi organici al funzionamento del capitalismo. Ne deriva la necessità, per il movimento femminista, di fondare la sua lotta di liberazione su una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria.

Questo lavoro riprende la teoria della riproduzione sociale, che sviluppa e approfondisce il legame colto da Marx tra produzione e riproduzione della vita e della forza-lavoro; constata il tracollo del femminismo neo-liberista e ragiona sulle sue cause; esamina e critica il femminismo delle molteplici “identità” e la sua matrice filosofica liberale/individualistica.

Dalla prima all’ultima pagina è attraversato dalla viva presenza di “due secoli di esperienze” del movimento femminista, con la partecipazione delle donne alle lotte operaie e alle grandi rivoluzioni sociali, e dall’impegno militante a proporre temi e obiettivi di intervento politico – non da ultimo confrontandosi con i pesi che l’emergenza Covid ha scaricato sulle donne.

In copertina e retrocopertina due immagini rievocano le battaglie del presente e del recente passato, e al tempo stesso richiamano uno dei fili conduttori del testo: i due poli del movimento di lotta, nel Sud e nel Nord del mondo, che possono e debbono saldarsi tra loro, e con il movimento di tutti gli sfruttati dando corpo alla più esplosiva forza rivoluzionaria che la storia abbia mai visto.

Il Quaderno può essere richiesto scrivendo a com.internazionalista@gmail.com – e versando 7 euro (spese postali incluse) sulla carta postepay n. 5333 1710 9921 6661 intestata a Cillo Rossana.

Qui di seguito le pagine introduttive e, a seguire, l’indice.

“Vedete bene, amici, come io sia capace di tutto, di amare e di odiare; non fatemi dunque migliore di quella che sono, e di quello che anche voi siete! Insetti umani quali siamo, noi calpestiamo le stesse macerie, marciamo nella stessa polvere: è solo con la Rivoluzione che batteremo le ali. Solo allora la crisalide si trasformerà, tutto sarà finito per noi, ma tempi migliori conosceranno gioie che noi non possiamo neppure immaginare” 

– Louise Michel1

Premessa

In due secoli di esperienze di lotta e di ricerca il movimento femminista ha affrontato da punti di vista diversi il problema della emancipazione e della liberazione delle donne, in una dialettica costante con l’esperienza di lotta del movimento operaio, delle lotte anticoloniali e di tutte le classi oppresse.

Una dialettica caratterizzata quasi sempre da parte del movimento operaio dalla indifferenza e ostilità nei confronti delle rivendicazioni femminili, dalla loro riduzione economicistica, dalla teoria della contraddizione principale/secondario, dalla negazione di fatto del patriarcalismo e del suo ruolo nel mantenimento dell’ordine sociale. D’altra parte, la trasversalità dell’oppressione delle donne ha offuscato, nelle varie espressioni del movimento femminista, la necessità di un inquadramento della condizione femminile all’interno di un sistema generale di oppressione e sfruttamento e la necessità di una autonoma convergenza con le lotte sociali delle classi oppresse e sfruttate.

In questa fase, in cui la pandemia aggrava esponenzialmente una crisi economica e sociale ritornante da decenni, il movimento femminista deve affrontare un peggioramento generale delle già precarie condizioni di vita delle lavoratrici domestiche ed extradomestiche e di tutte le donne in vario modo oppresse.

Già ora, a livello locale e mondiale, nuove sfide sono poste dall’aumento della disoccupazione e dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, dalla pressione a lavorare da casa, dall’erosione del welfare conseguente all’aumento vertiginoso del debito di stato, dall’intensificarsi del sessismo e della violenza sulle donne in famiglia e nella società. Questa situazione segna il tracollo dell’ipotesi di un femminismo neoliberista in cui la scalata al potere di poche avviene sulle spalle dello sfruttamento e della subordinazione della stragrande maggioranza delle donne, e sulla base della condivisione delle regole che mantengono in vita il sistema capitalistico.

La possibilità di una lotta incisiva contro lo sfruttamento, la povertà e la violenza contro le donne dipende da vari fattori.

Il primo è legato alla necessità di inquadrare la comune condizione delle donne (parliamo della stragrande maggioranza di esse) all’interno del sistema sociale in cui viviamo, il capitalismo, e la loro funzione nella riproduzione sociale. La vita delle donne non è determinata da fattori culturali o di arretratezza, essi sono strumentali alla necessità di appropriarsi del loro lavoro riproduttivo e produttivo, a basso costo o a costo zero. Questa appropriazione è resa possibile dall’azione politica ed economica degli stati e delle istituzioni, che sono tra i maggiori ostacoli all’emancipazione e alla liberazione delle donne.

Il secondo, conseguente al primo, è legato alla necessità di alzare lo sguardo al di là dei confini geografici e culturali in cui siamo immerse, e considerare la specifica situazione delle lavoratrici e delle donne occidentali come un tassello di una realtà più ampia, che si declina nella combinazione e nella somma delle oppressioni legate al sesso, alla razza e alla classe, ossia alle dimensioni che costituiscono l’ossatura del sistema capitalistico fin dalla sua origine.

Il terzo, è quello di mettere in discussione la tendenza oggi diffusa nel movimento delle donne, influenzata dalle filosofie post-moderne, che mette l’accento sulla condizione identitaria di ciascuna, frantumando la possibilità di azione collettiva in una pletora di microidentità del tutto funzionale ai rapporti di potere che si illude di scalzare. Ciò in sintonia con una visione neo-liberista, per la quale gli individui non hanno legami né dipendenze dall’interesse generale, sono liberi nelle scelte di vita e capaci di trovare da soli il proprio equilibrio, il proprio successo personale. La loro rivendicazione di “spazi” in cui vivere la propria identità rappresenta una impostazione che il mercato può assecondare, nella misura in cui non intacca le gerarchie tra i sessi, tra le classi, oltre che tra nativi e immigrati.

Il quarto, è l’affermazione della centralità della lotta collettiva, a partire dai luoghi di lavoro, dove è palese la somma dello sfruttamento, del sessismo e, se sono presenti le lavoratrici immigrate, del razzismo. La difficoltà maggiore di ogni lotta femminista oggi è quella di confrontarsi con la realtà della frammentazione e dell’isolamento che caratterizza la vita delle donne in tutti i campi, nel lavoro domestico, nella loro presenza nei lavori di cura, per questo è fondamentale la parola d’ordine dello sciopero produttivo e riproduttivo che ha animato l’ultima ondata delle lotte femminili.

La necessità di una lotta globale contro il sistema capitalistico deriva dalla molteplicità degli aspetti della oppressione e dello sfruttamento femminile e dalla sua estensione, pur nelle diverse modalità, a livello planetario. È altresì evidente che questo sistema non opprime soltanto le donne, ma opera all’accumulazione del profitto a spese dello schiacciamento della forza lavoro e alla distruzione della natura.

Una convergenza tra le lotte su questo obiettivo, per quanto necessaria, non si è ancora pienamente realizzata. Da parte del movimento globale delle donne, è necessario mettere meglio a fuoco l’obiettivo comune, superando i localismi e i particolarismi. Da parte dei movimenti sindacali e delle lotte sociali, è necessaria l’assunzione in prima persona della lotta contro il patriarcalismo individuale, sociale e di stato, obiettivo che al momento appare lontanissimo, nonostante la preponderante presenza e protagonismo delle donne nelle lotte sociali più accese in giro per il mondo, a cominciare da quelle in atto negli USA.

La posta in gioco, per tutti, è la crescita o l’affossamento dei movimenti stessi, è la realizzazione di un passo avanti, rivoluzionario, per tutta l’umanità.

1Louise Michel, leggendaria protagonista della Comune di Parigi, il primo assalto del proletariato al potere statale borghese, ha dato battaglia per tutta la sua vita a difesa dei diritti delle donne, degli oppressi e dei popoli indigeni che ha incontrato durante la sua prigionia.

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Indice

Premessa

I. Una questione strutturale e internazionale

Dagli effetti alle cause

La riproduzione sociale, base materiale della condizione femminile

II. Il corpo delle donne

Il controllo del corpo nella famiglia

L’appopriazione sociale del corpo delle donne

La prostituzione, elemento organico al capitalismo

La tratta e le sue origini

La pornografia come legittimazione della prostituzione

Regolamentare la prostituzione, a vantaggio di chi?

Un’istituzione da radere al suolo

Nuove frontiere dell’uso del corpo

Il femminicidio, la punta dell’iceberg

III. Lavoratrici

Lavoro domestico e reddito garantito

Il mantra della “conciliazione”

Il lavoro extradomestico: parità e realtà

Il mondo in casa

Il sessismo sul posto di lavoro

Superare l’isolamento, auto-organizzarsi, lottare

Guangdong (Cina): la lotta delle operaie contro le molestie sessuali

IV. Nel Sud del mondo

Neocolonialismo, patriarcalismo e autoreferenzialità

L’ecofemminismo

Le donne arabe in rivolta

Resistere all’annientamento: l’esperienza delle donne irachene

V. Dalla lotta per l’uguaglianza alla lotta rivoluzionaria per abbattere il capitalismo

Le lotte delle donne, un’eredità viva

Emancipazione e liberazione nella Rivoluzione di Ottobre

Lotte e prospettive del movimento

Presente e futuro

L’emergenza Covid scaricata sulle donne

Bibliografia