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[ARGENTINA] La rivolta delle università. Un milione in piazza contro il piano del governo Milei

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dai compagni della redazione Il Pungolo Rosso, già disponibile sul loro sito (vedi https://pungolorosso.com/ ):

Argentina: la rivolta delle università.

Un milione in piazza contro il piano del governo Milei

– Prensa Obrera

Riprendiamo da “Prensa Obrera” due articoli sull’enorme mobilitazione che ha suscitato in Argentina il piano di privatizzazione delle università del governo Milei, brutale al pari di altri suoi provvedimenti in materia di repressione e di taglio di ogni voce della spesa sociale.

In questi due articoli di “Prensa Obrera” c’è qualcosa che andrebbe discussa in profondità: il nesso tra la privatizzazione (aspetto giuridico) e la organica aziendalizzazione del processo dell’istruzione (aspetto sostanziale), due aspetti che non coincidono, dal momento che in tutte le università del mondo “occidentale” questa seconda tendenza è andata avanti anche all’interno di università di proprietà statale. Ci sembra piuttosto discutibile parlare di un “sistema universitario imperfetto”, semplicemente imperfetto?, laddove in questi stessi testi emergono elementi che fanno pensare a ben altro, e rispetto ai quali la difesa del carattere pubblico dell’istruzione appare come una condizione necessaria, ma tutt’altro che sufficiente. In questa larghissima sollevazione la compresenza di tutte le associazioni professionali crediamo sollevi più di qualche problema sociale e politico. Può starci bene la difesa del sistema universitario così com’è?

Una seconda cosa ci lascia francamente perplessi: l’appello alla CGT, cioè alla sua direzione, ad elaborare “un piano di lotta e di scioperi che costruisca lo sciopero generale necessario per porre fine alla ‘motosega’ e alla ‘liquefazione’”, che viene rivolto proprio mentre la stessa direzione della CGT si sta incontrando con il governo per accordarsi sulla “Riforma del lavoro” – una contro-riforma, evidentemente, che fa passare una serie di disposizioni a favore dei padroni (es. depenalizzazione delle irregolarità contrattuali, ampliamento dei periodi di prova, etc. ), e mentre vengono concordate misure palliative sul rinnovo dei contratti dei camionisti e degli autisti di autobus pubblici, raffreddando le minacce di sciopero. Quella stessa CGT che inoltre organizza un 1 maggio minimale, evitando Plaza de Majo per non infastidire un governo con cui sta trattando (o ha già stretto un patto?). Le tante mobilitazioni di questi mesi – di cui, tra l’altro, il Partido Obrero e il Polo Obrero sono stati componenti di prima fila – suggeriscono, ci sembra, un’altra via: la formulazione di un piano di lotta generale contro l’insieme delle politiche del governo, per buttare giù dalla piazza il governo Milei, formulato dalle avanguardie di classe auto-organizzate senza attendere miracolose conversioni delle burocrazie che stanno trattando con il governo, la cui storia non autorizza ad alcun ottimismo. (Red.)

Oltre un milione di persone in piazza a difesa dell’istruzione pubblica – Prensa Obrera
Storica Marcia del settore scolastico e universitario federale e mobilitazioni in tutto il Paese contro il piano di “aggiustamento” di Milei.

Come già si percepiva dalla precedente, la marcia dell’Istruzione federale verso Plaza de Mayo è stata scioccante e massiccia: almeno 800.000 persone si sono mobilitate per difendere le università pubbliche dagli attacchi del governo di Javier Milei. Se aggiungiamo le manifestazioni nel resto del paese, più di un milione di persone sono scese in piazza questo martedì 23 aprile. Dopo un 24 marzo di massa, abbiamo assistito ad una nuova storica giornata di mobilitazione popolare contro il governo della motosega e della repressione. Si tratta di una risposta forte a fronte della difesa delle misure antipopolari approvate che il presidente ha lanciato ieri sera dalla televisione nazionale.

Studenti universitari, delle medie e delle superiori, l’Associazione sindacale degli insegnanti (AGD-UBA) e insegnanti di tutti i livelli, federazioni studentesche, lavoratori non insegnanti, ricercatori, sindacati come il Sutna (lavoratori della gomma), operatori culturali, movimenti di disoccupati, assemblee popolari e dozzine di organizzazioni si sono riunite di fronte al Parlamento a mezzogiorno per poi marciare verso Plaza de Mayo. L’entità della mobilitazione ha messo in ombra i commenti provocatori che Milei e altri funzionari governativi hanno fatto durante la giornata sui loro social network per cercare di screditare l’appello. Hanno in tal modo solo messo in evidenza lo scacco politico ricevuto con una risposta popolare così ampia. Il ministro della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha minacciato per tutta la settimana di applicare il protocollo illegale anti-picchettaggio e ha avviato una vasta operazione di sicurezza, ma tale protocollo si è rivelato impraticabile di fronte ad una folla energica. Erano presenti anche gli operatori sanitari, colpiti dai brutali tagli governativi, come quelli dell’ospedale Garrahan.

Intorno alle 18 si è avuta un’iniziativa in cui è stato letto un documento e sono intervenuti “Taty” Almeida (Madri di Plaza de Mayo), il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel e i leader di Conadu (Federazione Nazionale dei Docenti Universitari), Conadu Historica (Federazione Nazionale dei Docenti e Ricercatori Universitari), Ctera (Confederazione dei Lavori dell’Istruzione della Repubblica Argentina), UDA (Unione dei Docenti Argentini), Fatun (Federazione Argentina dei lavoratori delle Università Nazionali, non docenti) e altre organizzazioni sindacali. C’erano cori come “lasciatelo andare!”, dedicati al presidente, e l’ormai classico “Milei, spazzatura, tu sei la dittatura!”

“L’attacco del governo nazionale, che i governatori trasferiscono alle province, è così brutale da suscitare indignazione anche tra gli elettori di Milei. Per questo in questa mobilitazione è dalle pietre che spuntano le persone”, ha affermato Romina Del Plá, deputata nazionale del Fronte della Sinistra.

La gigantesca mobilitazione è stata preceduta da presidi nelle case dello studente e da assemblee. “Noi delle superiori proveniamo da iniziative di massa, da assemblee, proteste forti, giornate di lezioni in pubblico perché ci siamo opposti alla motosega di Milei e al capo del governo Jorge Macri. Questa mobilitazione non è un punto di arrivo, la ribellione è solo all’inizio”, ha affermato Camila Michel, presidente del Centro studentesco dell’istituto terziario Joaquín V. González. Amanda Martín, del sindacato degli insegnanti Ademys, ha affermato che “dobbiamo continuare nelle strade, perché il governo vuole congelare il bilancio, il che significa una maggiore privatizzazione dell’istruzione superiore e di tutta l’istruzione. È incompatibile difendere l’istruzione e sostenere il governo”.

Da nord a sud e da sud a nord la mobilitazione ha percorso tutto il paese. Córdoba (si stima una partecipazione di 100.000 persone), Río Cuarto, Rosario, Mendoza (40.000 persone mobilitate), Bahía Blanca (più di 10.000 persone), Salta e Comodoro Rivadavia sono state solo alcune delle città nelle cui facoltà si sono svolte grandi manifestazioni e abbracci di solidarietà. C’è stata anche una manifestazione davanti al consolato argentino a Barcellona.

“L’università è esplosa. Dobbiamo affrontare il governo così come lo stiamo facendo adesso”, ha detto Gabriel Solano, un deputato di Buenos Aires del Partido Obrero-Frente de Izquierda, sulla strada per Plaza de Mayo.

Si prevede di continuare ad organizzarci e mobilitarci fino a quando l’attacco di Milei all’istruzione pubblica e il suo piano-motosega non saranno sconfitti.

La rivolta delle università – Prensa Obrera 17 aprile
Il piano di restrizione del bilancio e di dissoluzione del sistema universitario pubblico messo in atto dal governo di Javier Milei richiede una lotta profonda. Il momento è adesso. Studenti, docenti e non docenti devono unirsi, facendo del prossimo 23 una giornata di mobilitazione storica e il punto di partenza di un piano di lotta universitaria che dovrà essere portato avanti fino alla sconfitta dell’intera manovra.

Il budget 2024 per le università nazionali è nominalmente simile a quello del 2023, quando da un anno all’altro abbiamo un’inflazione del 260%. Per alcuni settori, come quello sanitario, l’inflazione è stata addirittura superiore alla media generale. Il 94,5% del budget va agli stipendi. In seguito allo sciopero universitario del 14 marzo, il governo ha annunciato un aumento insufficiente e non ancora attuato del 70% delle spese operative, che equivale al 5,5% delle spese totali. Il denaro c’è. Il governo spende 650 milioni di dollari per acquistare aerei che hanno più di 40 anni, di cui il Paese non ha bisogno. Ci sono soldi per messe in scena oltraggiose con le quali sperano di crearsi un profilo politico che permetta loro di continuare a governare per interessi stranieri e per un pugno di imprenditori voraci che non hanno smesso di fare profitti negli ultimi 50 anni.

Non è un caso che la situazione universitaria susciti l’interesse di settori più ampi della ristretta comunità delle 57 università nazionali. Gli studi universitari hanno un effetto sociale che va oltre coloro che hanno convertito quelle conoscenze in profitto privato. Nelle aule del sistema universitario pubblico argentino si sono formati i meteorologi licenziati dal Servizio Meteorologico Nazionale, quelli che hanno avvertito i politici che oggi li licenziano che il 16 dicembre un feroce temporale si stava avvicinando a Bahía Blanca e all’intera provincia. Nelle nostre aule si sono formati i bibliotecari che vengono licenziati dalla Biblioteca Nazionale, che per chi governa è solo un deposito di libri. Lì si sono formati coloro che collaborano alla ricerca su dengue, sul Covid, sulla Chagas e altre malattie che incidono sulla salute, soprattutto dei settori più poveri. Oppure i sociologi, quelli che oggi sono al centro dell’attenzione del governo Milei, concentrato sui sondaggi d’opinione per continuare a portare avanti le sue crudeli politiche capitaliste. Nelle aule del sistema universitario pubblico ci sono professionisti che collaborano ogni giorno nella lotta per la difesa dei diritti umani o coloro che mettono le proprie conoscenze al servizio della lotta piquetera – cioè al servizio della popolazione più povera e in larga misura più lontana dalla vita universitaria. Nelle loro aule e solo nelle loro aule ci sono e ci saranno coloro che, essendo parte di questo movimento piquetero e per il fatto di esserlo, hanno messo tutto il loro impegno per essere la prima generazione universitaria delle loro famiglie. Quella del 23 sarà una grande mobilitazione perché questo sistema universitario imperfetto, al servizio del profitto privato e guidato dai privatizzatori, è ancora il migliore dell’America Latina e il punto di partenza per avviare con la lotta una migliore politica di accesso agli studi universitari. Molto lontano dal panorama offerto dal governo della post-verità e dalle fake news che Milei rappresenta.

Certo, l’università di oggi non è un mantra intoccabile. Nelle nostre aule si formano laureati in Farmacia e Biochimica, dove potrebbero essere prodotti buona parte dei farmaci che oggi causano elevati costi per la salute, cosa che non accade perché le autorità universitarie favoriscono l’attività di laboratorio, anche a discapito del proprio budget. Quando le autorità tagliano le borse di studio per pagare l’elettricità, è chiaro che ciò che prevale è il taglio dalla parte sbagliata per onorare i profitti delle imprese a scapito della ricerca e dell’apprendimento. E’ chiaro che la politica seguita dai governi e dai rettori universitari ha avuto un orientamento privatista, basato in alcune università come l’UBA (di Buenos Aires) sul lavoro gratuito di migliaia di insegnanti o sulla riduzione dei programmi universitari per insegnarli in corsi post-laurea a pagamento o sottomettendo le università alle carenze strutturali che chi di noi lavora o studia in esse tollera come una fatalità pubblica. Si tratta, come negli anni ’90, di una profezia che si autoavvera. Le aule universitarie private si “riempiono” di chi cerca migliori condizioni di studio, anche a scapito della qualità accademica. Ma tutto questo nulla ha a che vedere con le modifiche che Milei propone; al contrario, la sua politica porta ad un approfondimento senza precedenti del processo di privatizzazione delle università già in corso.

Fin dall’insediamento di Milei, l’attacco al sistema educativo in generale e in particolare il completo definanziamento del settore pubblico sono stati al centro delle politiche governative e ha approfondito il definanziamento già presente nelle amministrazioni precedenti. Non è un caso che il responsabile delle politiche universitarie, Alejandro “el Gallego” Alvarez, sia uscito dalla Facoltà di Scienze Sociali dell’UBA nelle mani di gruppi peronisti di destra o che il responsabile delle questioni agricole sotto la presidenza Milei sia un “dipendente” della Monsanto, come Fernando Villela, ex preside della Facoltà di Agraria dell’UBA. Il percorso per arrivare a un Milei che osa provocare uno storico soffocamento del bilancio è stato costruito da molti anni della destra privatista di tutti gli spazi politici che gestiscono le università. L’ultima collaborazione dell’UBA con il governo Milei venne dalla direzione dell’opera sociale Dosuba (Drezione delle Opere Sociali dell’Università di Buenos Aires), che migrò interamente per dirigere il Pami (Istituto nazionale di Servizi Sociali per i pensionati) sotto la guida del leader dei medici municipali della città di Buenos Aires, Carlos Rojo, peronista amico di Lousteau e architetto del rettorato dell’ex preside di medicina, Ricardo Gelpi.

La contrazione dei bilanci delle università, insieme alla storica ‘liquefazione’ degli stipendi e delle pensioni, i tagli al bilancio della ricerca scientifica, dei lavori pubblici, dell’istruzione e perfino dei farmaci oncologici, sono state le politiche che hanno permesso al laureato dell’UBA Luis “Toto” Caputo di esercitare “una politica fiscale eccedente” che può esistere solo in condizioni di grandi aggiustamenti fiscali, in larga misura insostenibili nel tempo.

Dobbiamo mettere a punto un piano globale per vincere, e per questo dobbiamo esigere un piano di lotta e di scioperi che costruisca lo sciopero generale necessario per porre fine alla ‘motosega’ e alla ‘liquefazione’. Serve un piano di lotta della CGT che strutturi questa battaglia e abbandoni la tregua che ha permesso la polverizzazione salariale e pensionistica di questi mesi. Il lontano 9 maggio deve diventare una giornata attiva di lotta e di mobilitazione, affinché sia ​​uno sciopero che colpisca realmente il governo repressivo autore di piani di “aggiustamento” [distruttivi].

Indottrinatori

Milei cerca di creare divisione tra la popolazione denunciando l’indottrinamento. Naturalmente, l’indottrinamento o un tentativo di farlo esiste, ma non dove lo vede Milei, poiché una cosa è il diritto democratico di lanciare slogan e promuovere lotte da parte di gruppi, un’altra è l’indottrinamento nelle classi. Milei e le sue truppe sono autoritari che non sopportano discorsi o ragionamenti alternativi, cercano di monopolizzare l’indottrinamento per rafforzare la disciplina sociale a favore dell’interesse capitalista di una manciata di uomini d’affari che detengono il potere in Argentina. Non ci sono principi, solo adattamento per utilizzare tutte le risorse a portata di mano necessarie a beneficio di una classe sociale minoritaria, parassitaria e crudele.

Ogni indottrinatore è nemico del pensiero critico e della riflessione, cerca solo di abbassare il livello [mentale] e non di stimolare la comprensione basata su conoscenze diverse e riflessive. L’indottrinatore detiene sempre il potere materiale, perché l’assenza di riflessione può essere garantita solo con meccanismi coercitivi. La lotta universitaria a partire dalla Riforma del ’18 è stata la lotta per evitare un indirizzo unico nelle università e favorire l’introduzione di teorie e studi che non fossero quelli della borghesia attraverso lo Stato o la Chiesa che monopolizzavano la funzione educativa e i suoi contenuti. La libertà accademica promossa dal movimento studentesco è un’espressione di questa lotta. Il marxismo non abbonda nell’accademia, anzi manca, perché il monopolio dell’istruzione statale è nelle mani di governi e classi sociali nemici del marxismo. La narrazione di Milei è semplicemente un’altra fake news per manipolare l’opinione pubblica. La campagna contro l’indottrinamento è la campagna politica con cui il governo intende coprire la sostanza della sua politica distruttiva per le università e per l’istruzione pubblica in generale.

Dobbiamo organizzare assemblee, mobilitazioni, scioperi, lezioni pubbliche, dibattiti nazionali e internazionali. In questo modo faremo avanzare l’organizzazione che è fondamentale affinché questa lotta si concluda con un’università pubblica, con un budget più ampio, detratto dalle imposte progressive, che non sia al servizio degli interessi imprenditoriali ma degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, e che incoraggi il pensiero critico, lontano dagli indottrinamenti di chi governa per minoranze sociali amiche.

Per un 23 aprile che sia il punto di partenza per una lotta comune contro il piano globale del governo Milei. Il 27 saremo in Plaza de Mayo per partecipare all’Incontro dei Lavoratori Occupati e Disoccupati, della Cultura e delle Assemblee Popolari per organizzare lo sciopero generale dal basso. La CGT ha convocato il 1° maggio al Monumento al Lavoro, nel bel mezzo dei negoziati con il governo che includono una proposta di riforma del lavoro e la modifica al ribasso del contratto dei camionisti; risponderemo a questo appello con una proposta politica indipendente, con la richiesta di un piano di lotta e dello sciopero generale.

Abbasso il piano Milei!

L’Università pubblica al servizio dei lavoratori.