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[PUBBLICOIMPIEGO] Non si può ignorare in INPS quanto denunciato da Mauro nelle sue lettere aperte!

Non si può ignorare in INPS quanto denunciato da Mauro nelle sue lettere aperte!

Mauro Gennari, un lavoratore della sede INPS Roma Monteverde, vittima di licenziamento disciplinare (che per noi del S.I. COBAS va annullato perché ingiusto ed illegittimo) continua la sua denuncia attraverso alcune lettere aperte inviate al S.I. COBAS.

Mauro nelle sue lettere aperte si rivolge al Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, che però ad oggi sembra ignorare quanto denunciato da Mauro.

Perché?

Perché il Presidente dichiara il suo impegno a garantire la necessaria trasparenza all’INPS però ad oggi non sembra adoperarsi per fare la necessaria chiarezza in merito alla vicenda di Mauro?

Perché le RSU continuano ad ignorare quanto denunciato da Mauro?

Perché le RSU sembrano ignorare che quanto accaduto a Mauro mette in evidenza il rischio che corrono tutte/i le/i lavoratrici/tori cioè quello di scoprire che dopo tanti anni di lavoro in Inps si può essere licenziati per aver sbagliato alcune pratiche che sono state sottoscritte da responsabili/direttori/dirigenti che dovevano esercitare il controllo?

Perché le organizzazioni sindacali, convocate e informate direttamente dalla RSU della sede INPS di Monteverde in occasione dell’assemblea del personale del 5/12/2018 (si allega il verbale di tale assemblea) hanno fatto calare il silenzio su tale vicenda?

Come si fa poi ad ignorare la vicenda di Mauro, una vicenda tremendamente ingiusta che sta sconvolgendo la sua vita e quella della sua famiglia.

RIVOLGIAMO IL SEGUENTE APPELLO A TUTTE LE RSU ED A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI PRESENTI IN INPS:

CHIEDIAMO TUTTI INSIEME LA REVOCA DEL LICENZIAMENTO DI MAURO E LA SUA REINTEGRAZIONE NEL POSTO DI LAVORO!

CHIEDIAMO TUTTI INSIEME L’IMMEDIATA REVISIONE DEL CODICE DISCIPLINARE PESANTEMENTE INASPRITO!

Il S.I. COBAS ha pubblicato e continuerà a pubblicare sul proprio sito tutte le lettere di denuncia di Mauro.

Di seguito il link al sito del S.I. COBAS:

SIAMO TUTTI MAURO! TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

Si allegano lettere aperte di Mauro.

8 agosto 2019                                                                    

S.I. COBAS Pubblico Impiego

Si allegano la lettera aperta di Mauro e il verbale assemblea INPS Roma Monteverde del 5 dicembre 2018.


Mauro Gennari un lavoratore della sede INPS Roma Monteverde, vittima di licenziamento disciplinare, si rivolge al Presidente dell’INPS attraverso alcune lettere aperte (inviate all’organizzazione sindacale S.I. Cobas).

Quarta lettera aperta

Al Presidente dell’INPS
Prof. Pasquale Tridico
(tramite il S.I. COBAS)

Oggetto: mancata sanzione dei responsabili del procedimento e del
provvedimento e dei direttori di sede – ingiustificata archiviazione del
procedimento disciplinare instaurato nei confronti della responsabile
dell’assicurato pensionato anni 2009-2012

Egregio Presidente,

Le voglio portare a conoscenza quanto riportato nei documenti relativi ai procedimenti disciplinari instaurati nei confronti di due responsabili di Unità Organizzativa (di seguito U.O.) e poi archiviati dalla dirigente dell’Ufficio dei Procedimenti Disciplinari (UPD) in modo, secondo me, del tutto ingiustificato anche e soprattutto in relazione alla spropositata sanzione nei miei confronti.

Questo non fa altro che rafforzare quanto da me denunciato e che continuerò a denunciare.

Alla memoria di costituzione in giudizio del 24/4/2019 gli avvocati Inps allegano, tra gli altri, i seguenti due documenti così indicati:

  • Nota del 28/11/2018 di comunicazione archiviazione procedimento disciplinare dott.ssa M.L.T. (determinazione n.92/18). E’ la responsabile anagrafica e flussi anno 2011
  • Nota del 28/11/2018 di comunicazione archiviazione procedimento disciplinare dott.ssa A.C. (determinazione n.93/18). E’ la responsabile assicurato pensionato anni 2009-2012

Non si comprende la motivazione per cui gli avvocati Inps allegano tali documenti a difesa dell’Istituto in quanto poi la memoria di costituzione Inps e le successive note autorizzate Inps non contengono nessuna citazione degli stessi.

In questa quarta lettera prenderò in esame la determinazione n. 93/18 del 28/11/2018 che definisce, con l’archiviazione, il procedimento disciplinare instaurato nei confronti di A.C. (documento n. 6 allegato alla memoria di costituzione INPS) in quanto la dirigente dell’UPD ritiene “le circostanze addotte dalla dipendente, comprovate dalla documentazione dalla stessa prodotta, del tutto idonee a rimuovere gli addebiti mossile”.

Ma vediamo quali sono le contestazioni nei suoi confronti e “le circostanze addotte dalla dipendente” e la “documentazione dalla stessa prodotta” ritenute idonee a rimuoverle.

Nel documento si legge che l’Istituto ha contestato a tale Responsabile, “con lettera n. 976 del 31/7/2018” le pratiche di rendita vitalizia (RV) “presentate nell’anno 2012 da A.A. e G.P.” per le quali non ha “provveduto – all’epoca in cui era Responsabile dell’Unità di processo Assicurato – pensionato presso l’Agenzia di Roma Monteverde e quindi responsabile del procedimento e del provvedimento ai sensi della circ. 102/2009 – ad effettuare i dovuti controlli”, e che tali pratiche sono state “erroneamente accolte dal dipendente Gennari Mauro, con correlativo danno per l’istituto” (la dirigente UDP, come già detto nelle precedenti mie lettere aperte, fa confusione in quanto sono state istruite da me e accolte dalla Responsabile).

Già dalla contestazione si capisce subito che l’apertura di tale procedimento disciplinare trattasi di pura formalità e che non vi è nessuna volontà dell’Istituto di arrivare ad una sanzione.

Infatti non si capisce per quale motivo a tale Responsabile vengono contestate solo 2 pratiche.

In realtà le pratiche che dovevano essere contestate alla signora A.C. in qualità di responsabile e controllore, tra le 44 a me contestate e come chiaramente indicato nella mia memoria difensiva del 3/10/2018, erano le seguenti 9 (tra parentesi il numero d’ordine e il presunto danno indicati nella contestazione disciplinare del 31/7/2018 a mio carico): A.A. (n.3 – € 112.000,00), B.A. (n.4 – € 350.000,00), B.E. (n.5 – € 4.961,00), G.P. (n.19 – € 150.500,00), L.P. (n.21 – € 63.000,00), M.L. (n.25 – nessun danno), M.A.A. (N.26 – nessun danno), M.R. (n.27 – € 170.000,00), O.A. (n. 34 – € 170.000,00).

Per tali pratiche quindi, che la signora A.C. come responsabile del procedimento e del provvedimento ha controllato e sottoscritto, nella contestazione disciplinare a mio carico e conseguentemente nel provvedimento di licenziamento viene quantificato un presunto danno totale di euro 1.020.461,00.

Inoltre le pratiche n. 21, 25, 26 sono state lavorate da un altro operatore (pag 2 lettera D della mia memoria difensiva).

Nello stesso documento si legge poi che nella seduta dibattimentale del 4/10/2018, nella memoria difensiva presentata alla stessa data e in una memoria integrativa presentata il 26/11/2018 (non si capisce a che titolo viene ammessa una memoria integrativa due mesi dopo l’audizione e due giorni prima del provvedimento che decide il procedimento disciplinare) la responsabile A.C. “ha rappresentato che:

 “nell’anno 2012 la mole di prodotti gestiti dal Processo Assicurato/pensionato era pari ad un totale definito di 21.337 lavorazioni, per un numero di 48 gruppi di prodotto”;

Per la signora A.C., inspiegabilmente, viene preso in considerazione solo l’anno 2012 (pratiche A.A., B.E., G.P., M.R., O.A, di cui solo 2 contestate) circa la quantità e la tipologia delle lavorazioni effettuate dal Processo Assicurato pensionato di cui era responsabile, pur avendo sottoscritto e accolto pratiche nel 2009 (M.A.) e 2010 (B.A., L.P., M.L.).

Inoltre viene preso atto che A.C. è stata responsabile della gestione di una grande quantità di lavorazioni (21.337) “per un numero di 48 gruppi di prodotto”.

Eppure nel provvedimento di licenziamento a pag 5 viene indicato dalla dirigente dell’UPD, per tentare di motivare tale grave sanzione nei miei confronti e di giustificare la contemporanea assoluzione dei responsabili, che il sottoscritto “si occupava quotidianamente e quasi esclusivamente di tale tipologia di pratiche“ (cioè di rendite vitalizie) mentre i responsabili “presidiavano l’intero ciclo del processo produttivo assicurato pensionato con centinaia di prodotti e sottoprodotti …”.

Ma i prodotti erano 48 o centinaia?

E quali erano?

E soprattutto cosa si intende per sottoprodotto e quali erano le centinaia di cui si afferma l’esistenza?

Inoltre a pag 16 del mio ricorso contro il licenziamento è chiaramente evidenziata “la macroscopica falsità di quanto affermato” dalla dirigente dell’UPD nei miei confronti ribadita dagli avvocati Inps a pag. 46 della memoria di costituzione INPS), visto che ho ampiamente documentato la quantità di lavorazioni e la varia tipologia di prodotti di cui mi occupavo e in cui le rendite vitalizie rappresentavano una minima percentuale delle lavorazioni eseguite dal sottoscritto annualmente.

 i compiti di controllo del processo produttivo assegnatile, da lei sempre svolti
scrupolosamente venivano espletati, nel periodo 2011-2013, a campione, in percentuale del 5/10% in base alla tipologia e alla rilevanza, anche numerica, del prodotto, con gli stessi volumi di produzione e gli stessi obiettivi di performance;

Non si capisce poi perché nella determinazione di archiviazione viene indicato che nel periodo 2011-2013 la signora A.C. ha svolto il controllo del processo produttivo a campione, in percentuale e in base a tipologia e rilevanza del prodotto.

Gli anni in cui era responsabile e ha sottoscritto le pratiche a me contestate erano il 2009, 2010 e 2012 (nel 2011 ero stato collocato in Anagrafica e Flussi con responsabile M.L.T.). Inoltre i compiti di controllo del processo produttivo erano assegnati ai responsabili U.O. dalle circolari Inps più volte citate nelle 3 relazioni ispettive Inps e nella mia memoria difensiva, che indicano i riscatti tra i prodotti a controllo totale il cui provvedimento finale doveva essere sottoscritto dal responsabile di processo o dal direttore di sede e che indicano il valore di tale sottoscrizione (attestazione di regolarità e correttezza della lavorazione, sia dal punto di vista normativo che procedurale) come anche indicato chiaramente nelle tre relazioni ispettive.

Passando poi alle sole due pratiche contestate ad A.C., nella determinazione di archiviazione del procedimento disciplinare si legge:

 per quanto attiene alla prima rendita vitalizia contestata (A.A.) aveva controllato, nella sua qualità di Responsabile del Processo Assicurato/pensionato presso l’Agenzia Roma Monteverde, le retribuzioni inserite in procedura di calcolo; il controllo, tuttavia, non poteva estendersi a tutta la documentazione istruttoria sottostante il fascicolo, richiedendo una siffatta operazione una quantità di tempo eccessiva ed incompatibile con lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti richiestile;

Per tale pratica non si capisce per quale motivo viene giustificato il fatto che ha controllato solo “le retribuzioni inserite in procedura di calcolo” visto che “le retribuzioni inserite” erano l’unico elemento ininfluente nel calcolo dell’onere della rendita vitalizia e della futura pensione (il periodo riscattato si colloca nel sistema retributivo e A.C., esperta in liquidazione di pensioni, ne era perfettamente a conoscenza).

E’ ovvio che il controllo non poteva non essere svolto sulla documentazione necessaria al riconoscimento del diritto al riscatto, sull’elemento principale su cui si fonda l’accoglimento di una domanda di RV e cioè la documentazione allegata a dimostrare il rapporto di lavoro dipendente (peraltro in questo caso l’unico documento allegato).

Inoltre come ampiamente indicato nella mia memoria difensiva (pag.9) e documentato nel fascicolo, il calcolo per la pratica A.A. è stato effettuato per ben due volte (il 20/4/2012 e il 17/5/2012) e il prospetto di calcolo è stato sottoscritto entrambe le volte dalla stessa responsabile. 

Serve aggiungere altro?

Forse sì, per evidenziare come i responsabili (non gli operatori come il sottoscritto) ricevevano e ricevono una indennità di responsabilità e di organizzazione e allora non si capisce neanche perché viene giustificato per A.C. il mancato/errato controllo della documentazione presente nel fascicolo di rendita vitalizia (in questo caso sulla sua scrivania per ben due volte) perché tale operazione avrebbe comportato “una quantità di tempo eccessiva” ed inoltre “incompatibile con lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti richiestile”.

Controllo che invece la stessa ha attestato come effettuato ponendo la sua sottoscrizione sul prospetto di riepilogo del calcolo dell’onere (mod. RISC.08.).

Come mai allora la dirigente dell’UDP nel provvedimento di licenziamento ha dichiarato che i responsabili “presidiavano l’intero ciclo del processo produttivo assicurato pensionato con centinaia di prodotti e sottoprodotti …” quando la stessa responsabile dell’assicurato pensionato ha dichiarato che i controlli che doveva effettuar non li svolgeva perchè richiedevano “ una quantità di tempo eccessiva ed incompatibile con lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti richiestile”?

Come “presidiava” le centinaia di prodotti e sottoprodotti?

Come vedremo nel prosieguo di questa lettera, li presidiava… in un’altra sede, fino a ricevere addirittura degli encomi.

 quanto alla seconda rendita vitalizia contestata (G.P) valgono le medesime
considerazioni prima svolte, evidenziando, inoltre, che nel periodo, pur essendo
divenuta titolare dell’Agenzia di Velletri, si divideva – su espressa richiesta rivolta dal Direttore dell’Agenzia di Monteverde al Direttore della Sede di Roma Casilino – fra le Agenzie Velletri, Anzio e Roma Monteverde, per prestarvi la propria attività professionale, in attesa della nomina del nuovo Responsabile del processo Assicurato/Pensionato presso l’Agenzia di RM-Monteverde;

Anche per l’altra pratica contestata alla signora A.C., e cioè G.P., valgono le stesse
considerazioni di cui sopra per la pratica A.A. e non si capisce perché viene comunque considerato corretto il suo comportamento e valide le sue giustificazioni e contemporaneamente irregolare la mia lavorazione.

Anche in questo caso il principale documento da controllare era il libretto di lavoro presentato dal richiedente, non in originale ma in copia con una attestazione di conformità all’originale da parte del suo datore di lavoro chiaramente visibile sul documento.

La responsabile ha ritenuto idoneo e sufficiente tale documento a dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro dipendente e la sua durata e conseguentemente ha accolto la domanda di RV sottoscrivendo il provvedimento finale e attestando la regolarità e correttezza della mia istruttoria (compito, ribadisco, indennizzato affidato al responsabile dell’U.O.).

Sottolineo come la pratica G.P. sia stata la prima entrata alla sede Inps Roma Monteverde avente la caratteristica suindicata riguardo il libretto di lavoro, cioè l’attestazione di conformità all’originale da parte di un datore di lavoro privato.

Sulle presunte irregolarità contestatemi ci ritorneremo in una prossima lettera. Qui giova solo sottolineare come sia stato proprio sulla base della valutazione fatta da A.C. che poi sono state accolte dai successivi responsabili anche altre pratiche con allegata copia del libretto di lavoro che l’Istituto ha poi ritenuto non idoneo alla prova richiesta per il diritto al riscatto.

 di aver sempre improntato tutta l’attività professionale alla massima diligenza – ordinaria e straordinaria – come dimostrato dall’encomio coevo all’epoca rivoltole dal Direttore Regionale Lazio”.

Gli avvocati Inps, inspiegabilmente, mi forniscono, in allegato alle note autorizzate Inps da loro presentate al giudice il 24/5/2019, anche questo documento (allegato n. 16b).

Vediamolo.

In data 8/6/2012, il Direttore Regionale Lazio G.D.M. (ora Direttore Generale) esprime alla signora A.C. il suo “personale ringraziamento ed elogio per la collaborazione prestata, per l’impegno profuso e la disponibilità fornita, oltre che per la competenza e la professionalità dimostrata nello svolgimento delle attività presso la complessa Struttura di Anzio”.

Quindi, A.C. per rimuovere “gli addebiti mossile” e cioè di “non aver provveduto…” in qualità di responsabile dell’assicurato pensionato presso la sede Roma Monteverde “ad effettuare i dovuti controlli” sulle domande di rendita vitalizia presentate a Roma Monteverde, presenta all’UPD un encomio ricevuto dal Direttore Regionale Lazio per la sua attività svolta presso la sede di… Anzio!

Che c’entra Anzio con Monteverde?

Eppure dagli atti del procedimento risulta che A.C. ammette di aver omesso i controlli, nonostante abbia sottoscritto il prospetto di riepilogo del calcolo (Mod. RISC.08), giustificando tale omissione con i troppi incarichi che le erano stati affidati.

Se non è ancora chiaro provo a ricapitolare: da un’indagine ispettiva effettuata
dall’Ispettorato Centrale Inps negli anni 2016-2018 è emerso che 9 pratiche di rendita vitalizia, lavorate a Roma Monteverde nel periodo 2009-2012, sono risultate errate a causa dell’omissione dei dovuti controlli (o degli errati controlli) da parte della responsabile dell’assicurato pensionato A.C..

Tale omissione/errore dei controlli è stato causato, secondo A.C., dal fatto che il controllo a cui era chiamata avrebbe richiesto “una quantità di tempo eccessiva ed incompatibile con lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti richiestile”.

Questo mancato o errato controllo ha causato all’Istituto un danno di euro 1.020.461,00.

Nel 2012 però la stessa responsabile riceveva un encomio dal Direttore Regionale Lazio G.D.M. per la sua attività prestata presso la sede di Anzio, ma nessuno si era accorto (e chi se ne doveva accorgere?) che qualcuno/a dei suoi superiori (chi?) le aveva affidato troppi incarichi (Monteverde, Anzio Velletri ….) che non le permettevano di svolgere “tutti gli altri adempimenti richiestile”.

Grazie ai risultati produttivi raggiunti anche con queste 9 pratiche (alle rendite vitalizie l’Istituto attribuiva un alto punteggio), la responsabile dell’assicurato pensionato riceveva successivamente un incarico superiore e precisamente la direzione di una sede.

Grazie anche a queste 9 pratiche e comunque anche a tutte le pratiche di rendita vitalizia lavorate a Monteverde e che l’Inps ha ritenuto errate, la regione Lazio raggiungeva risultati produttivi che permettevano anche al direttore regionale Lazio di ricevere un incarico superiore fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di Direttore Generale.

Ma di chi è stata la responsabilità dell’eccessiva quantità di incarichi a favore di A.C. tale da non farle riuscire ad effettuare le attività per cui riceveva un’indennità e di causare un enorme danno economico all’Istituto?

Mi domando allora: perché io, per le stesse pratiche, sono stato licenziato invece di ricevere encomi e promozioni?

Le faccio presente che anche il sottoscritto “ha improntato tutta l’attività professionale alla massima diligenza – ordinaria e straordinaria – come dimostrato ….” da quanto indicato e provato a pag. 1 e 2 paragrafo 1.1 del ricorso contro il licenziamento, aggiungendo che sono stato incaricato di lavorare, per alcuni prodotti, anche su altre sedi Inps (Pomezia, Roma Eur, Ostia).

Pertanto, alla luce di quanto documentato, Le chiedo: è corretta l’archiviazione del procedimento disciplinare a carico della responsabile A.C. e la mia contemporanea sanzione?

Sulla base di quali criteri di valutazione la dirigente dell’UPD ha preso le sue decisioni?

In merito al procedimento disciplinare instaurato nei confronti di A.C. e poi archiviato Le devo segnalare un altro fatto di altrettanta gravità.

Sempre gli avvocati Inps, per motivi a me oscuri, allegano alle note autorizzate presentate al giudice il 24/5/2019, e quindi mi portano a conoscenza, il documento n. 16a.

Questo documento contiene una dichiarazione, datata 4/10/2018 (data dell’audizione della responsabile A.C. davanti l’UPD), di una dirigente centrale Inps, la signora R.D.P., che interviene a favore di A.C. nel procedimento disciplinare instaurato nei suoi confronti.

Tale dirigente interviene in quanto dichiara che aveva ricoperto “nel periodo oggetto di contestazione degli addebiti alla dipendente in oggetto…. l’incarico di direttore di Filiale di coordinamento Roma Sud-ovest Eur” (in precedenza era stata anche direttore della sede Roma Monteverde).

Nella dichiarazione della dirigente si legge che A.C. “dal 2009 era responsabile della linea Assicurato-pensionato presso l’Agenzia complessa di Roma Monteverde sino al 14.05.2012, data in cui le è stato attribuito l’incarico di responsabile dell’Agenzia semplice di Velletri” (quindi in data successiva ai controlli che A.C. ha effettuato sulle 9 pratiche che l’Istituto ha poi ritenuto errate) e che in concomitanza con tale incarico si è resa disponibile a seguire anche l’Agenzia di Anzio.

E’ difficile capire che attinenza ci sia tra le attività svolte presso queste altre agenzie con le pratiche di rendita vitalizia che A.C. controlla e accoglie a Roma Monteverde nel corso degli anni 2009, 2010 e inizio 2012.

Ma la dirigente R.D.P. si spinge oltre dichiarando che A.C. ha svolto il suo ruolo a
Monteverde con “la massima attenzione e diligenza”, che “la sua professionalità” era “nota a livello regionale” e fa l’esempio dei tempi soglia delle pensioni dove “si rileva il collocamento ai primi posti del cruscotto direzionale”.

Davvero non si capisce quale valore e attinenza possano avere “i tempi soglia delle pensioni” con l’esattezza delle pratiche di rendita vitalizia che secondo l’Inps si rivelano poi non corrette.

Si capisce invece come il sottoscritto ha ragionevolmente ritenuto corrette le valutazioni che la responsabile A.C. ha fatto sull’idoneità dei libretti di lavoro a provare l’esistenza del rapporto di lavoro oggetto di riscatto, visto la sua “competenza e professionalità” riconosciute dal direttore regionale Lazio e da una dirigente centrale, addirittura “note a livello regionale”.

Poi la dirigente dichiara che “regolarmente la dipendente effettuava controlli sui prodotti di competenza relazionandone gli esiti” ma tali controlli “non venivano tracciati in maniera rituale”.

Quindi come venivano effettuati?

E come venivano relazionati?

A voce?

Inoltre dichiara che “la dipendente… provvedeva personalmente al controllo, non a campione, bensì totale delle lavorazioni, eliminando il rischio…”.

Quindi di fatto ammette l’errore di A.C. nei controlli o la sua omissione.

Il tutto è smentito dalla stessa responsabile A.C. che, come abbiamo visto, nel procedimento disciplinare a suo carico dichiara di aver svolto, nel periodo 2011-2013, controlli a campione, e con riferimento alle rendite vitalizie che le sono contestate, addirittura di non aver avuto tempo di fare i dovuti controlli perché comportavano “una quantità eccessiva e incompatibile con lo svolgimento di tutti gli altri adempimenti richiestile”.

La dirigente UDP come ha potuto credere a tali contrastanti dichiarazioni?

O meglio, a chi ha creduto?

Faccio presente che anche sulla veloce e brillante carriera di tale dirigente centrale hanno contribuito le pratiche da me istruite (e non solo da me) che poi l’Inps ha ritenuto errate.

Inoltre c’è da chiedersi: di chi è stata la responsabilità di tutto questo caos organizzativo?

Possibile che il direttore regionale di allora, che seguiva così da vicino le performance di A.C. tanto da poterle fare un encomio per Anzio, non si sia accorto che la stessa responsabile controllava/non controllava e accoglieva erroneamente a Roma Monteverde pratiche di riscatto causando all’Istituto un presunto danno di più di un milione di euro?

Dell’intervento della dirigente centrale R.D.P. però la cosa più grave è la seguente.

La signora R.D.P. è la stessa dirigente che in data 7/7/2009 in qualità di direttore della sede Roma Monteverde ha controllato e sottoscritto, garantendone la correttezza, la pratica di rendita vitalizia P.F. (n. 35 nella contestazione disciplinare a mio carico, tra l’altro una delle 6 pratiche lavorate non dal sottoscritto ma da altri operatori) che, secondo l’Ispettore Centrale Inps, ha arrecato un danno all’Istituto di euro 12.276,41.

Anche se la sua firma è facilmente leggibile (ma incredibilmente illeggibile per l’ispettore centrale e la dirigente UPD), basta confrontare le due firme poste dalla dirigente sul prospetto di riepilogo del calcolo dell’onere (Mod. RISC.08) e sulla dichiarazione a favore di A.C. contenuta nel documento 16a allegato alle note autorizzate Inps per capire che sono della stessa persona.

Si assiste pertanto in Inps a questa curiosa situazione: un ufficio dirigenziale, l’UPD, instaura un procedimento disciplinare contro una responsabile di Unità Organizzativa per presunte irregolarità.

In favore di quest’ultima, e quindi in contrapposizione alla dirigenteUPD, interviene un’altra figura dirigenziale che invece, dalla stessa dirigente UPD, avrebbe dovuto anch’essa essere sottoposta a procedimento disciplinare per aver attestato la correttezza di una pratica di rendita vitalizia che successivamente l’Istituto ha riconosciuto errata.

Signor Presidente, è mai possibile tutto questo e che nessuno si sia accorto di nulla?

Che serietà possono aver avuto le indagini ispettive e la contestazione a mio carico?

Perché i miei (e non solo i miei) eventuali errori nelle istruttorie delle pratiche di rendita sono stati sanzionati con il licenziamento e i ben più gravi errori nel controllo e nell’accoglimento delle stesse pratiche da parte dei responsabili U.O. e dei direttori di sede sono stati giustificati, visto che tra l’altro le loro funzioni sono non solo stipendiate ma anche indennizzate?

Perché tanta cattiveria e accanimento nei confronti di un dipendente e, nello stesso tempo, enorme tolleranza e benevolenza nei confronti dei suoi superiori?

Le faccio presente, signor Presidente, che tutti i documenti illustrati in questa lettera erano in possesso anche del giudice del lavoro.

Non capisco perché il giudice (come del resto la dirigente UDP) non ha tenuto nella giusta considerazione tali documenti che secondo i miei legali (e non solo) avrebbero dovuto determinare l’accoglimento del mio ricorso.

Nella prossima lettera mi soffermerò sulla mancata sanzione dell’altra responsabile nei confronti della quale era stato instaurato un procedimento disciplinare.

ALLA LUCE DI QUANTO EMERSO NEGLI ATTI DELL’ARCHIVIAZIONE DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DELLA RESPONSABILE DELL’ASSICURATO PENSIONATO RISULTA EVIDENTE IL COMPORTAMENTO DELL’ISTITUTO IMPRONTATO AL SUO SALVATAGGIO E DI CONSEGUENZA ALL’INDIVIDUAZIONE DEL SOTTOSCRITTO COME UNICO COLPEVOLE RIGUARDO ALLA PRESUNTA LAVORAZIONE IRREGOLARE DELLE PRATICHE DI RENDITA VITALIZIA DA ME ISTRUITE MA CONTROLLATE E ACCOLTE DALLA STESSA RESPONSABILE.

Cordiali saluti,

Roma, 7/8/2019

Mauro Gennari


VERBALE DI ASSEMBLEA DEL

PERSONALE SEDE ROMA MONTEVERDE

DEL 05/12/2018

In data 05/12/2018 si è tenuta l’Assemblea sindacale del personale dell’Agenzia Complessa di Roma Monteverde, indetta dalle RSU di sede, con la consistente e partecipata presenza dei lavoratori e con gli interventi di alcuni dei rappresentanti sindacali territoriali, Ansuisi – CISL, Castellaccio –UIL, Ponticelli – USB e Ruggiero – CGIL.

La drammaticità dell’ordine del giorno, imposta dallo scatenarsi degli eventi e dal conseguente (anzi, persistente) clima di ansia che inficia qualsiasi speranza in un benessere organizzativo, ha permeato, più di qualsiasi altra Assemblea sindacale, gli animi e le menti dei partecipanti.

Si è trattato di analizzare, tra lo sconforto e l’incredulità, quanto si sta verificando in queste ore e quanto sta già condizionando le nostre vite, lavorative e non: il licenziamento con preavviso di Mauro e il sintomo più evidente del malessere organizzativo, lo stress da lavoro-correlato.

L’Assemblea ha manifestato un’ampia solidarietà e un attento coinvolgimento alla vicenda che sconvolge Mauro, la sua famiglia e tutti i suoi colleghi.

I risvolti della vicenda professionale, sotto il profilo disciplinare e della giustizia, sono lungi dall’essere pienamente condivisibili.

È emersa, nel corso dei lavori assembleari, una netta e incisiva volontà che spinge i più a indignarsi.

A Mauro vengono imputate gravi responsabilità di origine colposa, che sarebbero riconducibili alle violazioni di normative che disciplinano l’attività procedimentale di cui curava l’istruttoria, con la perizia e la diligenza del buon padre di famiglia, come ha fatto in passato e continua a fare oggi, nella stessa sede lavorativa e con adempimenti amministrativi assai attigui a quelli oggetto delle contestazioni disciplinari.

È serpeggiato con insistenza l’interrogativo sulla presenza di norme organizzative e procedimentali chiare ma dalla applicazione quantomeno contorta, frutto anche questa di una pervasiva difficoltà che l’Istituto incontra nello scegliere e nel formare risorse umane in grado di rivestire con consapevolezza e merito ruoli delicatissimi.

Il riferimento cardine è all’istituto giuridico della c.d. responsabilità procedimentale e agli organi interni, i responsabili di LPS o u.o., chiamati a verificare scientemente le condizioni di legittimità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione dei provvedimenti amministrativi incardinati presso la propria unità organizzativa.

Ci sarà pure un “giudice a Berlino” e questo Mauro lo sa.

È convinto, come tutti noi, che la giustizia ordinaria potrà riabilitare la sua professionalità messa a dura prova dagli eventi e dalle contestazioni disciplinari, nella speranza che questa esperienza kafkiana serva da monito a tutti noi.

Noi siamo l’INPS, il glorioso Istituto nazionale della previdenza sociale.

Noi siamo convinti che il futuro dell’Istituto, delle donne e degli uomini che lo animano quotidianamente, passi inevitabilmente dall’adozione di misure “drastiche” e necessarie.

Servono nuove risorse umane chiamate a sostenere, con il fisiologico cambio generazionale, l’impatto che l’Istituto e le politiche previdenziali hanno sulla cittadinanza.

Serve la valorizzazione continua e meritoria di quelle già presenti, in termini di formazione e di sviluppo di competenze, con la loro sapiente e strategica condivisione.

Serve mettersi in discussione.

Serve creare le condizioni per una cultura aziendale che sopravviva alle esperienze di chi vive nell’Istituto ma che sia figlia di quelle esperienze.

Serve infine, indignarsi. Il malessere organizzativo del nostro Istituto è tutt’altro che asintomatico.

Come in un paradosso organizzativo, ci ritroviamo ad aver lavorato alacremente ma qualitativamente male, subendo decurtazioni stipendiali senza poter agire sulle cause che inficiano le nostre performance per via di una opacità figlia, talvolta, dei livelli gerarchici più formali che sostanziali.

Ma lo sconcerto di oggi può trasformarsi nell’angoscia di chi può essere chiamato a rispondere, prescindendo dai ruoli, dalle competenze e dai livelli di responsabilità organizzativi, tra 5/10/15 anni di lavorazioni errate anche attraverso l’irrogazione delle più severe tra sanzioni, senza alcun cenno al malessere lavorativo che ci affligge.

Qui entra in gioco anche il secondo argomento all’ordine del giorno e cioè quello dello stress correlato.

Le cause: carenza di personale, carichi di lavoro spropositati, abnorme turnazione agli sportelli, mancanza di ogni tipo di sicurezza durante la predetta turnazione (insulti ed aggressioni da parte dell’utenza), mancanza assoluta di formazione, mansionismo dilagante e sfaldamento di ogni linea gerarchica con annesse responsabilità, nonché mancata valorizzazione del personale.

Tutti gli ingredienti malsani che portano allo stress sull’ambiente di lavoro, il quale si manifesta quando le richieste superano le capacità del lavoratore nell’affrontarle.

Secondo la medicina del lavoro tutto questo è causa di una serie di conseguenze quali, a mero titolo esemplificativo, l’aumento degli errori, la mancanza di attenzione e di controlli, l’improprietà nell’esecuzione dei lavori, la riduzione della qualità del lavoro, il clima di insoddisfazione ed il mancato senso di appartenenza.

n un contesto lavorativo del genere sarebbe giusto chiederci se il collega non meritasse una sanzione minore o quanto meno se la responsabilità amministrativa imputatagli non dovesse essere misurata, in maniera diversa, sulla base del ruolo dal medesimo rivestito all’interno dell’organizzazione.

Per quanto fin qui esposto ed in virtù dello stato di disagio e di malessere psicologico ormai diffuso nella Sede, i lavoratori decidono di rivendicare il proprio diritto alla salute individuale e collettiva, chiedendo con forza la chiarezza di obiettivi, competenze e responsabilità.

A tal fine, considerando la delicatezza degli adempimenti che giornalmente
sono tenuti a gestire e delle responsabilità ivi sottese, decidono di interessare per il futuro, con più insistenza, la struttura gerarchica per la condivisione delle problematiche di maggiore responsabilità.

Alla luce di quanto sopra i lavoratori, oltre ad essere fermamente a difesa del collega, per la cui situazione è prevalsa tanta rabbia e amarezza, in virtù del constatato stato di disagio e di malessere psicologico ormai diffuso nella sede, cominceranno a rivendicare il proprio diritto alla salute organizzativa (strettamente correlata con la salute individuale), iniziando a richiedere esplicitamente chiarezza degli obiettivi, delle competenze e delle responsabilità per le lavorazioni attinenti ai diversi settori, con l’intento di proseguire in questa direzione coinvolgendo anche le altre sedi dell’area metropolitana e oltre.

Roma, 05/12/2018

SEDE ROMA MONTEVERDE




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