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[ITALIA] Il reddito di cittadinanza per i licenziati non c’è: due licenziati politici FIAT-FCA salgono sulla Chiesa del Carmine a Napoli per protesta

IL REDDITO DI CITTADINANZA PER I LICENZIATI NON C’É

DUE DEI CINQUE LICENZIATI DELLA FIAT POMIGLIANO DALLE PRIME ORE DEL MATTINO SONO SUL TETTO DEL CAMPANILE DELLA CHIESA DEL CARMINE A NAPOLI PER PROTESTARE CONTRO LA LEGGE SUL REDDITO DI CITTADINANZA CHE ESCLUDE TANTI OPERAI COME LORO CHE IN QUESTI ULTIMI DUE ANNI HANNO PERSO IL LAVORO A CAUSA DI LICENZIAMENTI, CHIUSURE E DELOCALIZZAZIONI.

UNA LEGGE PENSATA PER I POVERI CHE NON AIUTA CHI È POVERO CHE SENSO HA?

Siamo stati licenziati dalla FIAT nel 2014 per motivi politici.

Ci siamo permessi di criticare l’allora amministratore delegato per le morti per suicidio dei nostri compagni del polo logistico di Nola, un reparto confino dove erano stati trasferiti tutti i sindacalizzati e quelli che, anni sulle linee di montaggio, avevano logorato nel fisico e nella mente, rendendoli improduttivi per la FIAT.

Dopo anni di cause legali, a giugno del 2018, la Corte di Cassazione ha confermato il nostro licenziamento per non aver rispettato “l’obbligo di fedeltà” nei confronti della FIAT.

Praticamente per aver espresso una opinione contraria alle politiche aziendali.

La corte d’appello di Napoli ci reintegrò temporaneamente nel 2016 ribaltando il giudizio espresso in primo grado dal tribunale di Nola.

La FIAT, per questi due anni, ci ha pagato ma non ci ha mai fatto rientrare.

Ora con la conferma definitiva del nostro licenziamento vuole la restituzione dei salari che ci ha pagato dal 2016 al 2018.

Il nostro caso è stato al centro di una campagna di solidarietà che ha coinvolto operai, giuristi, scrittori, attori, musicisti, politici e tanti cittadini.

Tutti hanno sottolineato l’ingiustizia che è stata compiuta nei nostri confronti. Il nostro caso verrà discusso alla Corte Europea dei diritti umani perché i giudici di Strasburgo hanno reputato valido il nostro ricorso che ha superato lo sbarramento preliminare che ne blocca circa il 90%.

La battaglia non è conclusa, ma noi siamo senza lavoro e senza reddito.

Molti politici hanno manifestato la loro solidarietà nei nostri confronti, compreso il ministro Di Maio, che venne a trovare uno di noi in ospedale dopo una manifestazione dopo la sentenza della Corte di Cassazione davanti casa sua a Pomigliano.

Tante promesse, ma nessuna si è avverata.

Oggi siamo nell’assurda situazione che neanche il “reddito di cittadinanza” ci viene concesso perché per i soldi percepiti nel 2018, e che la FIAT vuole indietro, non abbiamo i requisiti per ottenerlo.

La nostra situazione è simile a molti operai che in questi anni hanno perso il lavoro per licenziamenti politici.

Ricordiamo la vicenda dei tre operai della ditta Bruscino di San Vitaliano in provincia di Napoli, ricordiamo la vicenda dei quattro operai dell’Hitachi di Napoli, prima terziarizzati e poi licenziati.

Tutti questi operai hanno contenziosi legali ancora in corso, ma non percepiscono redditi da anni e molti non possono accedere al “reddito di cittadinanza”.

Siamo costretti per l’ennesima volta ad atti di protesta forti per attirare l’attenzione sulla condizione dei licenziati politici, perché nel paese dove sui mezzi di comunicazione si sparla di tutto e di più, casi come il nostro, che rappresentano una critica aperta all’attuale sistema economico e alla mancanza della libertà di poter esprimere la loro opinione per gli operai, non hanno spazio.

Noi diciamo agli attuali governanti: voi avete fatto il “reddito di cittadinanza”, ma se non è possibile neanche agli operai licenziati accedervi, a cosa serve?

I CINQUE LICENZIATI FIAT-FCA POMIGLIANO



Piena solidarietà a Mimmo Mignano e gli altri licenziati dalla FCA che non hanno piegato la schiena davanti al padrone .

Alcuni nostri compagni li stanno raggiungendo ma serve la solidarietà di tutti/e!

Sotto la chiesa del Carmine a Piazza Mercato!

Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”


Cari compagni, ogni parola in questo momento di enorme difficoltà vostra può apparire banale e sicuramente inutile.

State vivendo sulla vostra pelle da anni che cosa voglia dire la repressione del sistema capitalistico, e nonostante ciò lottate come leoni.

Mi chiedo spesso dove troviate tanta forza, tanta energia, la maggior parte di noi , se non tutti, si sarebbe già arresa, sfiaccati dai continui attacchi che subite da questo sistema fascista.

Vi attaccano perché vi temono, perché con le vostre gesta siete diventati un esempio per la classe operaia che ancora non ha deposto le armi.

Voi siete quelli che veramente non si arrendono mai, a volte penso che siate gli unici in Italia in grado di resistere un minuto più del padrone.

Avete deciso di passare la pasqua su un campanile cattolico, sotto di voi tra poche ore sfileranno famiglie con il vestito buono e vescovi accionciati per le grandi cerimonie, mentre voi sarete soli, distanti dalle vostre famiglie.

Non so se esiste un Dio e se si trova nelle mura della cattedrale in cui vi trovate, certo è che se fosse vero quanto ci raccontano da duemila e passa anni sono sicuro che questo Dio passerà la Pasqua insieme a voi due quest’anno.

Avete tutta la mia solidarietà, la mia stima e il mio affetto.

Mimmo De Stradis, operaio Fca Melfi


PROTESTA DEI CINQUE LICENZIATI FCA POMIGLIANO

Due di loro sono saliti sulla sommità del campanile della Chiesa del Carmine a Napoli con uno striscione “Il reddito di cittadinanza per i licenziati non c’è”.

Licenziati nel 2014 per aver messo in atto iniziative di lotta contro l’azienda e l’allora a.d. Marchionne a seguito di due suicidi nel reparto-confino di Nola dove erano stati trasferiti e messi in cassaintegrazione a zero ore con altri 300 operai, scelti tra i più combattivi o con ridotte capacità lavorative.

Con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 2018 non possono più essere reintegrati in fabbrica, ora sono senza lavoro ed esclusi anche dai benefici del reddito di cittadinanza per non avere i “requisiti” validi.

Se si è poveri e senza lavoro e per il governo non si hanno ancora i giusti “requisiti”, allora questa legge sul reddito «pensata per i poveri» è un altro bluff.

Per l’enorme massa di persone che non rientrano più nei piani di valorizzazione del Capitale, lo Stato, per sventare la minaccia di rivolte sociali, si è fatto carico negli anni di individuare delle aree in cui parcheggiare le «eccedenze» prodotte dal mercato del lavoro creando attività, mansioni e servizi che, mancando di riscontri sul piano della profittabilità sociale, non hanno mai ottenuto stabilità e continuità contrattuale e lavorativa.

A questa esigenza rispondevano i vari consorzi regionali, le categorie APU ed LSU, tutte le forme di sostegno che si sono succedute: carta dei servizi, SIA, REI etc.

Misurando la crescita della sovrappopolazione lavorativa, con il Reddito di Cittadinanza si tenta ora una più ampia operazione di razionalizzazione della distribuzione del valore che in termini legislativi e concreti si sta traducendo nell’avviamento coatto al lavoro precario, schiavile e sottopagato, nella pianificazione di fornitura di manodopera di cui le aziende beneficeranno, sia utilizzando un bacino più vasto di forza-lavoro reclutabile e ricattabile per comprimere i salari, sia intascando parte dello stesso reddito destinato a quanti erano in attesa di occupazione, che si troveranno con i conti correnti commissariati dallo Stato, in condizioni di libertà vigilata e con un monte ore di lavoro da regalare gratuitamente.

È come se lo Stato si riappropriasse del ruolo appaltato alle agenzie interinali e di somministrazione, ma con un surplus di autoritarismo, paternalismo e centralizzazione proprie dell’istituzione statale.

Un’operazione finanziata chiaramente con i soldi di chi produce ricchezza, cioè di altri lavoratori.

Poi c’è la beffa: vista l’esiguità delle risorse messe a disposizione, i requisiti di accesso sono diventati via via sempre più stringenti e i meccanismi di reclutamento hanno prodotto altre disuguaglianze.

É il caso di chi pur vivendo in condizioni precarie non ha potuto presentare la domanda perché la valutazione economica complessiva del nucleo familiare glielo impediva, e di tanti operai e lavoratori che dal 2017 ad oggi si sono ritrovati senza più lavoro a causa di licenziamenti, chiusure di aziende, delocalizzazioni ed altro. Vengono esclusi perché la loro condizione di due anni fa, poi variata nel tempo, non presenta i requisiti per avere diritto al reddito.

Se le cose stanno così, cosa ne dobbiamo trarre? 

Che non ci sono soluzioni, né pace, né tregua, nell’ambito delle compatibilità con questo sistema economico di sfruttamento.

Reddito o non, solo con la lotta di classe possiamo emanciparci.

Collettivo 48ohm


Solidarietà ai licenziati Fiat-Fca

Due dei cinque licenziati Fca di Pomigliano D’Arco dalle 3 di questa notte sono sul campanile della chiesa della Madonna del Carmine.

Senza nessun reddito, esclusi persino dal reddito di cittadinanza (perché lo scorso anno hanno percepito quattro spiccioli e quindi l’ Isee per il reddito 2018 non evidenzia le condizioni reali del 2019) sono costretti a queste forme di lotta estreme affinché il governo, i sindacati e partiti mettano al centro interventi per un piano straordinario per il lavoro. 

Mimmo e Marco non posso essere lasciati soli, nessun dorma.

La povertà e la disperazione è molto più grande di quella che traspare.

Piena solidarietà. 

Francesco Maranta
Forum diritti e salute