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[ROMA] Covid-19 e repressione: solidarietà agli occupanti di Selam Palace

A Roma l’emergenza-CoVid diviene il pretesto per blindare e cingere d’assedio un intero palazzo occupato a scopo abitativo.

Al Selam Palace decine di famiglie sono di fatto impossibilitate anche a procurarsi da mangiare, e gli “aiuti” predisposti dalle istituzioni servono a malapena a sfamare un quarto degli occupanti.

Tutto ciò è inammissibile.

Il SI Cobas è senza esitazione al fianco degli occupanti di Selam Palace!

SI Cobas


SELAM PALACE: ISOLAMENTO SANITARIO O ASSEDIO?

Lunedì 6 aprile ’20, l’occupazione degli ex uffici della Facoltà di Filosofia di Tor Vergata nel quartiere della Romanina, meglio nota a Roma come Selam Palace, è stata circondata prima dai funzionari di Polizia e dalla celere, e poi da alcune pattuglie dell’Esercito che ne hanno decretato il completo isolamento vietando a tutti gli abitanti di uscire sia per motivi di lavoro, che per altra urgenza.

Il motivo è che la settimana precedente erano stati registrati due casi di positività al Covid, e che un’altra persona sembrava avere dei sintomi sospetti.

La terza persona è però risultata negativa, e –ad oggi- non esistono altri casi conclamati.

Non è la collaborazione, ma il semplice buon senso che ha spinto in questi giorni gli abitanti di Selam Palace ad attendere i controlli sanitari, per avere una certezza prima di tutto sul loro stato di salute, e conseguentemente la sicurezza di non essere un rischio per gli altri.

Per la Prefettura, la Regione e il Comune di Roma, invece il primo problema è stato circondare armi in pugno un palazzo dove vivono centinaia di giovani adulti, tra cui anche donne, ma anche una quarantina di minori.

I fucili sono arrivati addirittura prima dei sanitari per rendere chiaro che –casomai fosse esistita un’emergenza sanitaria- la colpa è dei migranti, degli operai, delle famiglie che quel palazzo lo abitano, non di chi ha distrutto il sistema Sanitario nazionale portandoci a questa catastrofe.

Chi si preoccupa del distanziamento sociale dovrebbe riflettere sul fatto che senza quel palazzo ben altra emergenza vivrebbero quelle comunità, che un luogo dove “stare a casa” neanche ce l’avrebbero.

Chi ha parlato di bomba sanitaria dovrebbe preoccuparsi del rischio a cui sono sottoposti in migliaia per la mancanza di un alloggio e per l’assenza di servizi e tutele sociali adeguati.

Per l’intero stabile con più di 600 persone in più di 48 ore, si è pensato di consegnare niente più che una decina di scatole di cibo, e qualche pasto buono per sfamare appena un quarto degli abitanti con il rischio di accendere tensione tra gli stessi abitanti.

Con molto buon senso l’offerta inadeguata è stata rifiutata in segno di protesta per riaffermare che non si può offendere la dignità di nessuno in nome dell’emergenza.

Chiediamo subito che i soggetti preposti, primo tra tutti il Comune di Roma, diano degna assistenza alle persone in isolamento sanitario a Via Cavaglieri.

Siamo altresì convinti che pochi casi, peraltro negativi, non possono limitare la libertà di movimento delle persone senza il supporto necessario, sia psicologico che economico e che quanto sta accadendo intorno a Selam Palace è al limite della decenza umana.

Riteniamo necessario per questo motivo un differente approccio, rispettoso dei diritti e della dignità delle persone e utile a creare condizioni di vita migliori per chi ha trovato rifugio in un palazzo dismesso per necessità, in assenza di risposte pubbliche all’altezza.

Non resteremo fermi se la situazione continuerà ad essere affrontata come una questione di ordine pubblico, in sintonia con chi vive all’interno del palazzo assediato.

SI Cobas Roma