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[VIETNAM] Lotta di classe e Covid-19

Pubblichiamo questo contributo su segnalazione della commissione internazionale del S.I. Cobas.

Questa crisi sanitaria e sociale, che sta provocando i primi scioperi spontanei nelle fabbriche dopo decenni, e diviene ora anche crisi economica e finanziaria, mette alla prova i sistemi capitalistici, in Italia e nel mondo intero, e scuote le coscienze in settori della nostra classe cui si chiede di lavorare comunque, anche in assenza delle condizioni di sicurezza che vengono invece imposte al resto della popolazione.

Per la prima volta da decenni assistiamo a scioperi spontanei nelle fabbriche.

Anche nella lotta per ambienti di lavoro sicuri e adeguati dispositivi di protezione individuale, e nelle difficoltà di coloro che sono lasciati a casa con un futuro incerto, deve crescere la coscienza della necessità di lottare per superare questa società divisa in classi.

Contro le ideologie da “unità nazionale” tra sfruttati e sfruttatori.

Il virus globalizzato mette inoltre in chiaro l’inconsistenza delle prospettive di autonomie locali/localistiche, e delle scorciatoie “sovraniste”.

L’unica strada è quella internazionalista, dell’unione tra i proletari di tutto il mondo.

S.I. Cobas


Da: Vietnam Labour Bulleti
di Joe Buckley *

(Bollettino #54 – 6 aprile 2020)

I proprietari riducono l’affitto per i lavoratori

Su diversi articoli del Lao Dong Newspaper si ha notizia che in alcune città tra cui Bac Ninh, Ho Chi Minh City, e Can Tho alcuni padroni di casa che affittano stanze ai lavoratori, hanno ridotto il canone d’affitto durante la crisi del coronavirus.

Molti hanno ridotto l’affitto di 100.000-200.000 dong al mese ma alcuni lo hanno ridotto fino al 50%.

La Vietnam General Confederation of Labour incoraggia un maggior numero di proprietari a fare lo stesso.

Intervista a Bui Sy Loi: il Nguoi Lao Dong (giornale vietnamita) pubblica l’intervista a Bui Sy Loi, vicepresidente della Commissione per le questioni sociali dell’Assemblea Nazionale, che ha sottolineato la necessità di sostenere le imprese colpite dalla crisi da Covid-19 offrendo loro pacchetti di salvataggio per continuare a sostenere lo sviluppo economico.

Nei pacchetti salva-imprese figurano la concessione di crediti e la sospensione di alcuni pagamenti delle assicurazioni sociali e una riduzione degli interessi per i
prestiti e gli affitti dei terreni.

Ha inoltre affermato che il sussidio di disoccupazione sosterrà i lavoratori che perdono il lavoro e che parte del fondo di assicurazione contro la disoccupazione potrebbe essere utilizzato per aiutare a riqualificare i lavoratori per nuovi impieghi.

Ciò contribuirebbe anche a migliorare le risorse umane del Vietnam per il futuro.

Le imprese sono autorizzate a pagare gli stipendi fino a un mese di ritardo

Un articolo apparso sul Nguoi Lao Dong evidenzia che le imprese possono pagare gli stipendi con un mese di ritardo se ci sono circostanze fuori dal loro controllo, come l’epidemia di coronavirus.

Ciò è previsto dall’articolo 96 del Codice del lavoro 2012 e dall’articolo 24 del decreto 05/2015/ND-CP.

Se i pagamenti sono effettuati oltre i 15 giorni, i datori di lavoro devono inoltre versare ai lavoratori un importo aggiuntivo pari almeno al tasso d’interesse sui depositi fissato dalla Banca di Stato del Vietnam o dalla banca commerciale presso la quale l’impresa ha un
conto corrente.

Indicazioni per la sospensione dei pagamenti alle casse di previdenza sociale per la pensione e per i superstiti del Covid19: Come spiegato in un articolo apparso sul giornale vietnamita Nguoi Lao Dong, il governo di Bui Sy Loi ha adottato misure che sostengono le imprese e i lavoratori.

Una delle misure più importanti è quella di consentire alle imprese di non versare più contributi ai fondi pensionistici e per i superstiti (reversibilità).

Dao Ngoc Dung, il Ministro del lavoro, degli invalidi e degli affari sociali (MOLISA), ha detto al Nguoi Lao Dong che stanno considerando di espandere queste misure permettendo inoltre alle imprese di smettere di pagare l’assicurazione contro la disoccupazione per il 2020, oltre a sostenerle incentivando ad attivare corsi di formazione e aggiornamento per i lavoratori invece di licenziarli.

Il 23 marzo, il Fondo di previdenza sociale della città di Ho Chi Minh ha pubblicato un documento in cui evidenziava come le imprese del settore dei trasporti, del turismo, dell’abbigliamento e del tessile, della ristorazione e di altre industrie colpite dall’epidemia di coronavirus possono essere esentate dal pagamento dei contributi per pensioni e reversibilità fino alla fine di giugno 2020 se più del 50% dei lavoratori dell’azienda deve essere lasciato a casa temporaneamente, o se i danni causati dall’epidemia sono pari o superiori al 50% del patrimonio dell’impresa.

Le imprese sono ancora tenute a versare i contributi ai fondi per malattia, maternità, salute e disoccupazione.

Se, dopo giugno 2020, la situazione sarà stazionaria e le imprese lo richiederanno, il Fondo di previdenza sociale di Ho Chi Minh City continuerà a sospendere i pagamenti fino alla fine di dicembre 2020.

Aggiornamento su TS Vina: aggiornamento sul caso del sospetto proprietario in fuga dell’azienda TS Vina

Alla fine di febbraio 2020, i debiti dell’azienda nei confronti delle assicurazioni sociali ammontavano a 18,4 miliardi di dong.

Un articolo sul giornale vietnamita Dien Dan Doanh Nghiep ha spiegato che l’Ufficio

provinciale delle assicurazioni sociali di Thanh Hoa ha deferito il caso alla polizia per avviare un procedimento penale poiché il mancato pagamento delle assicurazioni sociali è ora un reato penale.

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(Bollettino 54 – 6 aprile 2020)

Sospensione dell’esportazione di manodopera fino al 30 aprile

Il MOLISA (Ministero del lavoro, degli invalidi e degli affari sociali) ha annunciato la sospensione dell’invio di lavoratori all’estero fino al 30 aprile, per fermare la diffusione del coronavirus ed i lavoratori che già lavorano all’estero sono incoraggiati a rimanervi.

Come riportato in diversi giornali, tra cui il Lao Dong e Nguoi Lao Dong, la sospensione fa parte degli sforzi più ampi del MOLISA ad ogni livello per fermare la diffusione del coronavirus incoraggiando le persone a rimanere dove si trovano e a non viaggiare.

Gli sforzi includono anche una risposta rapida a qualsiasi disputa sul posto di lavoro per fermare gli scioperi.

I lavoratori della Pinetree si sentono male ed inizia il conflitto

Due operai della Pinetree, una fabbrica di abbigliamento di proprietà coreana e che dà lavoro a più di 1.000 operai situata nel comune di Chau Hung A nel delta del Mekong, sono svenuti la mattina del 31 marzo per mancanza di ossigeno dopo che il direttore aveva spento il ventilatore nel loro reparto.

I due operai sono stati portati in ospedale ed è stato confermato che lo svenimento non era dovuto al Covid-19.

Tuttavia, dopo l’incidente, centinaia di colleghi dei due operai hanno chiesto di interrompere il lavoro e di rimanere a casa in via precauzionale contro il virus.

Il proprietario della fabbrica si è rifiutato e così molti lavoratori hanno lasciato la fabbrica di propria iniziativa.

Un articolo successivo all’accaduto ha spiegato che dopo l’intervento della Federazione Provinciale del Lavoro di Bac Lieu, la direzione della fabbrica ha accettato di attuare misure per prevenire il coronavirus (fornitura di maschere e igienizzanti per le mani e creazione di un ambiente arieggiato) e di accettare di pagare gli stipendi per qualsiasi lavoratore che avesse bisogno di essere messo in quarantena.

La direzione non ha tuttavia accettato che i lavoratori avessero lasciato il posto di lavoro di propria iniziativa e la Federazione del lavoro del distretto di Vinh Loi e la Federazione provinciale del lavoro di Bac Lieu hanno invitato sia i lavoratori che l’impresa a lavorare insieme per superare le difficoltà che l’intero Paese sta affrontando.

Entro il 1° aprile la fabbrica era di nuovo in funzione come al solito.

Sostegno agli insegnanti delle scuole private

Questa settimana sono stati intervistati alcuni insegnanti di scuole private di Hanoi, preoccupati di pagare l’affitto e il resto delle spese perché le loro scuole sono state chiuse dopo il Tet, il Capodanno vietnamita (il 25 gennaio).

Il preside di una scuola privata detto che anche le scuole sono in difficoltà perché non guadagnano più soldi ma devono ancora pagare le bollette, come l’affitto degli edifici scolastici.

A febbraio molti insegnanti venivano ancora pagati ma a marzo in molti le
paghe hanno iniziato a non riceverle più mentre altri hanno visto una netta diminuzione del proprio salario in busta paga.

Il sindacato del settore dell’istruzione di Hanoi ha chiesto ai sindacati delle imprese di lavorare con le scuole per trovare una soluzione.

Secondo il codice del lavoro, se l’attività si interrompe per un motivo che non è imputabile né al datore di lavoro né al dipendente, le due parti devono negoziare un salario che non può essere inferiore al salario minimo legale.

Inoltre, se l’interruzione del lavoro dura a lungo e le imprese non sono più in grado di pagare gli stipendi, le due parti possono negoziare una sospensione del contratto di lavoro senza retribuzione o negoziare una retribuzione parziale.

Migliaia di lavoratori industriali sono stati lasciati a casa

Un articolo apparso sul Lao Dong di questa settimana ha elencato una serie di aziende che hanno licenziato temporaneamente migliaia di lavoratori.

La Yamaha Motor Vietnam, ad esempio, ha lasciato a casa oltre 5.000 lavoratori dal 1° al 15 aprile (periodo di isolamento nazionale) pagando loro il 70% dello stipendio base.

La fabbrica Canon Vietnam (a Thang Long Industrial Zone, Dong Anh, Hanoi) ha lasciato a casa più di 3.000 lavoratori sempre nello stesso periodo.

La fabbrica di proprietà coreana Dong Jin Vietnam, nella provincia di Bac Ninh (che produce pezzi automatici) ha sospeso tutti i lavoratori dal 31 marzo fino a nuovo avviso, pagando loro il salario minimo.

La giapponese Yamato Industries, sempre a Bac Ninh, ha sospeso tutti i lavoratori dal 1° aprile fino a nuovo avviso, pagando loro il salario minimo.

La fabbrica di abbigliamento del Triplo Vietnam (nel distretto di Cu Chi, Ho Chi Minh City) ha sospeso i suoi 2.600 lavoratori fino al 15 aprile, pagando il 70% dello stipendio base (o il salario minimo, a seconda di quale dei due è il più alto).

La fabbrica di calzature An Lac, nel distretto Binh Tan di Ho Chi Minh City, ha licenziato 265 lavoratori a partire dal 31 marzo, pagando loro uno stipendio base e invitandoli ad iscriversi al sussidio di disoccupazione.

Secondo la Federazione del lavoro di Ho Chi Minh City, 7.500 imprese sindacalizzate della città sono state colpite dall’epidemia di Covid-19, che ha colpito oltre 206.000 lavoratori.

Di questi, 13.910 lavoravano presso imprese che hanno temporaneamente cessato l’attività o sono fallite.

Sostegno ai venditori di biglietti della lotteria a Ho Chi Minh City

Il Comitato popolare di Ho Chi Minh City ha annunciato oggi (6 aprile) che sosterrà i venditori di biglietti della lotteria della città con 750 mila dong a persona.

Sono stati duramente colpiti dall’epidemia di Covid-19 e dalle severe misure di isolamento in tutto il paese dal 1° al 15 aprile.

Secondo Ho Chi Minh City DOLISA, ci sono 11.947 venditori di biglietti della lotteria in città.

In totale, il Comitato popolare sta spendendo quasi 9 miliardi di dong per questo sostegno, prelevati dal Fondo di prevenzione Covid-19 della città.

La notizia è stata riportata su diversi giornali, tra cui Tuoi Tre, Lao Dong e Nguoi Lao Dong (tutti vietnamiti).

* SOAS, University of London.

(Traduzione di Gaia Sartori Pallotta, attivista e sociologa)