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SI COBAS NAZIONALE
Siamo a 982…
lavoratori che fino ad oggi – ogni giorno se ne contano uno, due, tre.. otto vittime nello scorso fine settimana, una lista infinita – non sono tornati a casa: un bollettino di guerra sottostimato perché i dati INAIL non conteggiano quelli che lavorano in nero, soprattutto braccianti ed edili.
Alcuni dati citati dall’ottimo sito ‘altrenotizie.org’ fanno il paragone tra i morti riportati dalle tabelle ufficiali del Ministero della Difesa: su una base di 100.000 militari arruolati le vittime sono 2-3 all’anno, il che significa un tasso di mortalità dell’1,1-1,7.
Quelle della guerra non dichiarata tra i padroni e i lavoratori invece sono 3-4 al giorno.
Prendendo la stessa base di 100.000 lavoratori questa volta, un operaio edile rischia la vita 10 volte in più di un militare;
un lavoratore della logistica e trasporti corre un rischio di 12 volte in più;
nei campi la probabilità di non tornare a casa la sera è di 20 volte superiore.
Dicevamo che i dati INAIL sono sempre sottostimati: lo affermano da molto tempo osservatori indipendenti come l’Osservatorio di Carlo Soricelli, che stima in un 15% in più le vittime riportate dai dati ufficiali, i quali dati dicono anche che il 32% delle vittime sono lavoratori stranieri regolari, che muoiono facendo i lavori più pesanti e pericolosi.. . fragole e sangue, tanto per ricordare. Gli “irregolari”, quelli vittime del lavoro schiavo, nostri fratelli di classe apparentemente “invisibili” che lavorano e muoiono come noi, non li conta nessuno.
Ultimo dato: su una platea di circa 24,1 milione di occupati (dati Istat) gli ispettori del lavoro in forza – che tutti i governi, in occasione di incidenti gravissimi promettono di aumentare – sono in tutto 4.366 (ultimo rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro).
Al di là delle ormai scontatissime e insopportabili lacrime da coccodrilli di politici, presidenti della repubblica, pennivendoli vari, i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, di colori diversi ma evidentemente tutti preoccupati di “non disturbare il manovratore” (i padroni, pubblici e privati), tutti insieme appassionatamente hanno prodotti leggi come: la legge Fornero (2011, governo Monti), che ha innalzato l’età pensionabile senza far distinzioni, costringendo persone ormai anziane a dover lavorare in mansioni pericolose; il Job Act (2015, governo Renzi/PD) che ha sancito il precariato selvaggio, e può “vantare” un aumento del 43% dei morti di lavoro; ai vari decreti Salvini (sugli appalti a cascata) che sono responsabili dell’aumento del 15% delle vittime operaie.
Oggi che siamo in guerra anche se non ce lo dicono, miliardi di soldi (nostri) – tagliandoli da sanità, case, scuole, sicurezza sul lavoro – vengono investiti nell’acquisto di armi: per “difendere e proteggere la popolazione italiana”. Da chi?
Chi viene difeso non è certo la carne da macello, che continua a morire ogni giorno per i guadagni di pochissimi, ma i profitti delle industria bellica e dei suoi finanziatori, come le banche, le assicurazioni, ecc.
I proletari, i lavoratori, non li difende nessuno. Solo noi, unendoci e organizzandoci, lottando in prima persona contro il sistema barbaro in cui viviamo – il capitalismo – possiamo fermare la macelleria che fa sì che migliaia di padri, madri, figli, fratelli non tornino più a casa loro.
E’ difficile, certo, ma è l’unica strada per fermare questa “guerra in tempo di pace” mentre dobbiamo prepararci a far sì che da carne da macello non ci trasformino in carne da cannone.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto S.Giovanni, 7.9.2026











