DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE!

DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE!
Da oltre due anni e mezzo assistiamo a un processo che ha progressivamente indebolito l’organizzazione, alimentato divisioni e ostacolato la capacità del SI Cobas di presentarsi come uno strumento unitario della lotta operaia.
Oggi siamo arrivati a un punto di non ritorno.

Di fronte all’espulsione di Zadra e Papis, alcuni coordinamenti provinciali — in particolare realtà nelle quali hanno un ruolo dirigente militanti della TIR — hanno assunto una posizione che non può essere considerata una semplice divergenza politica interna. Attraverso una mozione, essi non si limitano infatti a esprimere solidarietà agli espulsi, ma attaccano il coordinatore nazionale e il responsabile legale dell’organizzazione e, soprattutto, lasciano intravedere la volontà di procedere verso una sostanziale autonomia dal Centro.

Questo significa mettere in discussione l’unità stessa del SI Cobas.

A Milano, nel frattempo, i due espulsi hanno tenuto assemblee con nostri iscritti nelle quali sarebbe stata prospettata la costituzione di una nuova organizzazione. In questo contesto, denunciamo inoltre la raccolta di firme attraverso moduli presentati agli iscritti come strumenti per trasferire alle aziende il versamento delle quote sindacali verso coordinate diverse da quelle attualmente utilizzate dall’organizzazione.
Se confermati, questi comportamenti non rappresenterebbero una normale battaglia politica interna: rappresenterebbero un tentativo concreto di svuotare dall’interno la nostra organizzazione e di sottrarle iscritti, delegati e risorse.

NON È PIÙ TEMPO DI AMBIGUITÀ.

In questi mesi abbiamo assistito a comportamenti che riteniamo incompatibili con la disciplina e con la responsabilità che dovrebbe assumere chi ricopre incarichi dirigenti nel SI Cobas.
Abbiamo visto indicazioni a non aderire agli scioperi nazionali.
Abbiamo visto per due volte l’assenza alle riunioni dei Coordinamenti Nazionali.
Abbiamo visto, per due volte, la mancata partecipazione dei delegati alle riunioni nazionali del SI Cobas.
Non si può contemporaneamente rivendicare di rappresentare una parte dell’organizzazione e, nei fatti, sottrarsi alle decisioni e agli organismi collettivi che dovrebbero garantire l’unità dell’organizzazione.
Questa non è una questione personale.    È una questione politica.

Quando un sindacato di classe proclama uno sciopero nazionale e qualcuno lavora per disarticolare quella mobilitazione, il risultato non è rafforzare i lavoratori: è indebolire la loro forza contrattuale.
Quando si impedisce ai delegati di partecipare agli organismi nazionali, si rompe il necessario rapporto tra le strutture territoriali e l’organizzazione complessiva.

Quando si costruiscono strutture parallele e si prospetta una separazione dal Centro, si apre la strada alla frammentazione del fronte operaio.
E la frammentazione, in una fase di crisi capitalistica e di crescente attacco ai lavoratori, è esattamente ciò di cui hanno bisogno i padroni.
IL SI COBAS NON È UNA SOMMA DI GRUPPI PERSONALI.
Il SI Cobas non appartiene a questo o quel dirigente, a questa o quella corrente, a questa o quella struttura territoriale.
È uno strumento costruito attraverso anni di lotte, scioperi, picchetti, licenziamenti subiti, repressione, vertenze e sacrifici di migliaia di lavoratori.
Nessuno ha il diritto di trasformarlo in uno strumento personale o di utilizzarne strutture e iscritti per costruire organizzazioni parallele. Le divergenze politiche sono legittime. Il dissenso è legittimo.
La discussione interna è necessaria.
Quello che non è accettabile è utilizzare il dissenso come copertura per disarticolare l’organizzazione, boicottarne le decisioni, svuotarne le strutture e costruire nei fatti un’organizzazione alternativa. È qui che passa la linea di demarcazione.

BASTA CON IL SABOTAGGIO!

Per queste ragioni riteniamo necessario assumere decisioni immediate.
A partire da oggi, le sezioni operaie più importanti dell’organizzazione e che con i voti dei loro delegati al coordinamento si riconoscono nella mozione di espulsione di Papis e Zadra danno mandato al coordinatore nazionale ed al responsabile legale di SOSPENDERE IL SOSTEGNO ECONOMICO ai coordinatori e alle strutture che, sulla base dei comportamenti sopra denunciati, sono responsabili di aver contribuito al sabotaggio dell’attività nazionale del SI Cobas e alla campagna di delegittimazione dei suoi organismi dirigenti.
                                      Non si tratta di una ritorsione.
Si tratta di una misura politica e organizzativa necessaria per impedire che risorse costruite con il sacrificio dei lavoratori vengano utilizzate contro l’unità dell’organizzazione.

IL 18 OTTOBRE SARÀ UN PASSAGGIO DECISIVO!

Il prossimo Coordinamento Nazionale, convocato per il 18 ottobre, dovrà essere l’occasione per affrontare apertamente e senza reticenze questa situazione.
Il confronto dovrà avvenire negli organismi previsti dall’organizzazione e con la partecipazione dei delegati eletti e indicati dai coordinamenti provinciali secondo le regole stabilite.
Ma il confronto non può diventare l’ennesima occasione per rinviare decisioni ormai necessarie.
Il Coordinamento Nazionale dovrà assumere posizioni chiare nei confronti di chi ha scelto la strada della disgregazione.
Dovrà essere difesa l’unità del SI Cobas.
Dovranno essere tutelate le risorse, gli iscritti e le strutture dell’organizzazione.
Dovrà essere impedita la costruzione di organizzazioni parallele dentro e fuori il SI Cobas.
E dovrà essere chiaro a tutti che chi lavora per spezzare l’organizzazione non può pretendere contemporaneamente di dirigerla.

                                       MEGLIO MENO, MA MEGLIO!

Non abbiamo paura di affrontare questa battaglia.
Un’organizzazione operaia non si rafforza accumulando contraddizioni irrisolte, ambiguità e comportamenti opportunisti.   Si rafforza facendo chiarezza.
Si rafforza mettendo al centro gli interessi dei lavoratori e non quelli dei gruppi dirigenti.
Si rafforza separando chi combatte da chi, con le proprie scelte, contribuisce a indebolire la lotta.
Per questo diciamo con chiarezza:    MEGLIO MENO, MA MEGLIO.

Meglio un SI Cobas più compatto, più disciplinato, più combattivo e realmente orientato alla lotta di classe, piuttosto che un’organizzazione numericamente più grande ma paralizzata dalle divisioni interne, dalle ambiguità e dai sabotaggi.
Non permetteremo che anni di lotte vengano dispersi.
Non permetteremo che il fronte operaio venga frantumato.
Non permetteremo che il SI Cobas venga trasformato in una somma di feudi territoriali o di gruppi personali.
Di fronte all’aggravarsi della crisi capitalistica e all’attacco sempre più duro contro salari, condizioni di lavoro e diritti, il compito del sindacalismo conflittuale è uno solo: unire e organizzare la forza dei lavoratori per combattere i padroni.
Chi vuole indebolire questo compito deve assumersene fino in fondo la responsabilità politica.

UNITÀ DI CLASSE.
DISCIPLINA NELLA LOTTA.
NESSUNO SPAZIO AL SABOTAGGIO.
IL SI COBAS NON SI DIVIDE: SI RAFFORZA.

Milano,5-10-2026                                                            S.I. COBAS NAZIONALE

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