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Napoli contro il licenziamenti politici

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10686745_1019366014745529_3322427478837204427_n.jpgUn primo passo verso la costruzione di un fronte unico di lotta contro i licenziamenti politici
 
Sabato scorso nei locali dell’ex-Asilo Filangieri si è tenuto un incontro nazionale sul tema dei licenziamenti politici, promosso dal Comitato di lotta Cassintegrati e licenziati Fiat di Pomigliano, della Rete Uniti si Vince, collettivi politici locali e sigle del sindacalismo di base tra cui il SI-Cobas.
 
Nel corso dell’assemblea, che oltre ai cinque licenziati Fiat ha visto la partecipazione di numerosi licenziati politici provenienti da varie parti d’Italia, la nostra organizzazione ha portato la testimonianza delle lotte nelle cooperative della logistica come esempio tangibile di come l’unità e la determinazione dei lavoratori sia l’unico antidoto efficace ai licenziamenti, e di come con la lotta dura e ad oltranza sia possibile fermare e sconfiggere i piani del padronato e dei suoi apparati. 
Il segnale di controffensiva che arriva dalla mobilitazione e dai picchetti operai in gran parte delle cooperative del centro-nord è un duro monito non solo nei confronti del sindacalismo collaborazionista e filopadronale di Cgil-Cisl-Uil-Ugl che rappresentano il principale veicolo di smobilitazione, disarmo e rassegnazione nelle fila proletarie, ma anche nei confronti della stessa Fiom e di gran parte del sindacalismo di base, i quali da anni limitano la loro risposta ai licenziamenti a un piano puramente difensivo o affidandosi unicamente alle “vie giudiziarie”
 
Il rientro nei magazzini dei facchini, alla Granarolo di Bologna come in tante altre cooperative dimostrano invece che solo con la lotta e la solidarietà operaia è possibile vincere, cioè salvare il posto di lavoro ma anche garantirsi un rientro a testa alta e al riparo il più possibile dai ricatti e dalle rappresaglie padronali.
La scelta delle forme e dei metodi di risposta ai licenziamenti e ai provvedimenti disciplinari hanno una valenza strategica anche rispetto al tema attuale della difesa dell’articolo 18: l’esperienza ci insegna che qualsiasi norma di legge e qualsiasi contratto nazionale strappato con la lotta allo stato dei padroni nei decenni scorsi può tradursi in diritti e garanzie per i lavoratori solo se questi ultimi sono in grado di imporne con la forza il rispetto, altrimenti diventano dei gusci vuoti che i padroni possono aggirare in mille modi per poi liberarsene al momento opportuno. 
Da questo punto di vista la battaglia dei licenziati Fiat di Pomigliano, dove Marchionne a poche ore dalla sentenza che ha imposto la riassunzione di Mimmo Mignano ha risposto con un nuovo licenziamento disciplinare nei coinfronti di quest’ultimo e di altri quattro militanti del comitato di lotta, è quanto mai indicativa.
Gli operai che in queste settimane stanno difendendo con coraggio e determinazione il posto di lavoro come all’AMT di Terni o alla Titan di Bologna (e che spesso devono fare i conti con l’opera di pompieraggio dei vertici Fiom) stanno già comprendendo sulla propria pelle che di fronte all’arroganza dei padroni, essi possono contare solo sulle loro forze e sulla loro lotta, con o senza l’articolo 18.
 
Questo però non significa un nostro disimpegno sul terreno della battaglia più generale contro il Jobs Act e le politiche antioperaie del governo Renzi, anzi: così come il 16 ottobre abbiamo scioperato in tutto il comparto logistica convergendo in una giornata di lotta unitaria con i promotori dello “sciopero sociale”, e il 14 novembre siamo stati in piazza con i metalmeccanici Fiom per dare a questi ultimi un segnale di unità di classe ma fuori e contro ogni ipotesi di “inciucio” con Landini e compagnia, proveremo a dare il nostro contributo a tutte le mobilitazioni che animeranno quest’ultimo scorcio di autunno sul versante sia sindacale che sociale.
 
Resta però da affrontare il tema urgente dei licenziamenti politici, che per noi non può essere in alcun modo relegato in coda o a margine dell'”agenda di movimento”, ma che al contrario richiede risposte urgenti e immediate dal punto di vista degli strumenti concreti da attivare a sostegno dei licenziati e delle loro famiglie.
 
Per questo motivo, come SI-Cobas durante l’assemblea abbiamo posto l’accento sulla Cassa di Resistenza quale strumento irrinunciabile per reggere il confronto con la controparte e consentire ai licenziati quel “minimo vitale” necessario per continuare la lotta, portando l’esempio di come anche un sindacato di dimensioni limitate come il nostro sia stato in grado di mettere in piedi una Cassa di sostegno ai licenziati come nel caso di Ikea, Granarolo, Dielle, ecc… 
Tutto stà nel volerlo!
 
Spiace dover invece constatare che questa esigenza, ripetutamente sottolineata in assemblea dagli stessi licenziati di Pomigliano e da altre realtà promotrici, non abbia raccolto lo stesso livello di attenzione presso i rappresentanti delle altre sigle del sindacalismo di base presenti al dibattito (Usb e Confederazione Cobas) secondo i quali una Cassa di Resistenza per i licenziati non sarebbe economicamente praticabile…
 
Da parte nostra, convinti della necessità oggettiva ed urgente di tale strumento, e partendo dall’esperienza concreta della Cassa di Resistenza promossa dal SI-Cobas, siamo fin da subito disponibili a sviluppare iniziative comuni su questo terreno con tutti coloro che condividono quest’esigenza e a rilanciare un fronte unico di classe con tutti quei settori proletari disponibili a convergere su una piattaforma di lotta coerentemente antagonista alle politiche padronali di attacco al salario diretto e indiretto. 
Con questo spirito saremo presenti anche all’assemblea contro i licenziamenti del 29 novembre a Firenze.
 
S.I.Cobas Nazionale
 
 
 
 
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