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[MILANO] Tutti coerenti non praticanti

TUTTI COERENTI

NON PRATICANTI

 

Sopravvivere in questa società malata diventa sempre più difficile, ogni giorno si affrontano svariate problematiche, che possono essere definite “difficoltà della vita”.

Come quelle collegate all’ambiente lavorativo, che ognuno di noi vive quotidianamente in modo diverso, ma sotto certi aspetti uguali per tutti, e che fanno parte della nostra vita.

La nostra Azienda è una piccola società, con regole e disciplina, in cui viviamo la maggior parte del tempo, tempo che passa inevitabilmente senza possibilità di ritorno.
Ci troviamo a far parte di un “sistema” di cui si conoscono esattamente i giochi che lo compongono.

Ci troviamo catalogati in gruppi, non importa che età si ha, né l’esperienza acquisita nel tempo.

Se siamo stati inseriti in un gruppo in quello, si rimane, senza possibilità di scelta o di cambiamento.

Chi o cosa decide a quale gruppo si deve appartenere?

Forse siamo noi stessi, con il nostro comportamento e la nostra mentalità.

 
Se decidiamo di dare fedeltà indiscussa ai “leader” senza contraddizioni e ribellioni potremmo far parte di qualche gruppo di rilievo, ma se ciò che pensiamo va in contrasto con quello che la maggioranza impone, così facendo si esce dagli schemi creando una sorta di emarginazione aziendale!
Quando arriva il momento di essere “premiati”, attraverso meccanismi contrattuali quali possono essere: il riconoscimento di fascia, il sistema incentivante, passaggi di livello, trasferimenti, pagamento di ore straordinarie o qualsiasi altro riconoscimento dovuto, ci rendiamo conto immediatamente a quale gruppo facciamo parte.

Seppur sofferenti, per l’ingiusto riconoscimento, si rimane in silenzio per non essere estromessi dal gruppo.

Se il “sistema” non si riesce a smantellare è dovuto a una mentalità chiusa e servile di gran parte di noi che possiamo definire incoerenza.

Nonostante i cambi dei vertici Aziendali, il “sistema” è rimasto lo stesso, fanno ciò che vogliono e premiano chi vogliono, tolgono a chi vogliono danno a chi vogliono… la colpa è della nostra sottomissione.
Anche quest’anno la valutazione individuale ha fatto le sue vittime, è difficile credere che un pezzo di carta possa fare così male, dividere, amareggiare e svilire, ma è così!

Poco chiaro è il metodo di distribuzione dei fondo della produttività.

Perché cambiare o snellire?

Più la matassa è ingarbugliata più è difficile districarla!
Ci vuole più coraggio a dire e fare ciò che si pensa che, a stare zitti.
Si può cambiare solo se si lotta e si ha il coraggio di mettersi in gioco.
 
NOI CI SIAMO!

3/9/2018, Garbagnate Milanese  

Delegate RSU Asst Rhodense

S.I. COBAS – SLAI COBAS