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[COMUNICATO] In merito alla situazione del magazzino GLS di Piacenza

La settimana appena conclusa ha riscontrato delle evoluzioni importanti e al contempo inquietanti rispetto alla situazione del magazzino GLS di Piacenza. 

Martedì si è infatti conclusa formalmente la vertenza che ha visto il S.I. Cobas ottenere il mantenimento nel piacentino del magazzino-hub di Montale, gestito dal ramo d’azienda GLS-Gesc, deputato appunto alla gestione dei grandi hub di smistamento delle merci.

In marzo, GLS-Gesc aveva annunciato la chiusura del magazzino a fronte delle perdite generate dalle azioni di disturbo, interamente rivolte contro il S.I. Cobas, da parte degli aderenti al sindacato USB.

Dopo un’azione coordinata sul piano nazionale con blocchi ai cancelli, il S.I. Cobas è tuttavia riuscito a salvare l’occupazione a fronte di un contenuto ridimensionamento del personale (sono infatti stati pattuiti 15 incentivi all’esodo su base esclusivamente volontaria).

Un risultato eclatante, a cui hanno fatto tuttavia da contraltare, con una tempistica quantomeno sospetta, due episodi di disturbo che andremo ora a presentare.

Il primo è la ricomparsa sulla scena, sebbene ridimensionato, del gruppo degli operai USB che erano stati licenziati in febbraio dopo essersi resi responsabili di provocazioni e violenze contro i colleghi dentro e fuori dal magazzino.

Una parte di questi lavoratori sono saliti sul tetto per chiedere un reintegro, e GLS ha ordinato la chiusura temporanea dell’attività.

Ancora una volta, quindi, gli aderenti all’altra sigla sindacale rischiano con il loro operato di mettere a rischio il mantenimento del magazzino.

E ciò con una tempistica davvero curiosa, proprio ora che l’occupazione era stata salvata.

Davvero singolare inoltre come sia stata ordinata questa sospensione delle attività, considerando che il tipo di protesta adottato dagli operai USB non mette in alcun modo in difficoltà l’attività produttiva.

Tutto porta a considerare l’ipotesi, peraltro già deducibile al tempo delle aggressioni, che davvero vi sia una provocazione per spingere o aiutare la multinazionale e la sua strategia di chiusura degli hub e ristrutturazione a discapito dell’occupazione sul territorio.Il secondo fatti è la denuncia presentata dall’altro ramo d’azienda di GLS deputato alla gestione dei piccoli magazzini e del servizio di corrieri a domicilio, GLS-Enterprise, il quale ha sporto denuncia contro il coordinatore nazionale del Sindacato per estorsione ( uno schema utilizzato in quel di Modena nella vicenda dei venditori di salumi Levoni, anche se in questo caso il coordinatore mai si è interessato direttamente nella vertenza che vede coinvolto il S.I. Cobas e l’Adl Cobas).

A suo dire, l’aver scioperato e praticato picchetti per ottenere il riconoscimento del Sindacato (fattore non garantito come ben sa chi opera nel settore) e l’apertura di tavoli di trattativa per il miglioramento delle condizioni economiche e occupazionali degli operai costituirebbe un comportamento estorsivo.

Un’equazione pericolosa che abbiamo già visto mettere in campo altre volte contro il Sindacato ma che costituisce un esplicito attacco alla libertà di iniziativa sindacale e più in generale un ulteriore restringimento degli spazi di agibilità democratica, già fortemente intaccati dal recente “DL Sicurezza” varato dal ministro Salvini.

Il sindacato non può in alcun modo accettare questa equazione e metterà in campo tutta la sua forza e la solidarietà fra operai per contrastare questo ulteriore attacco, così come lo farà qualora GLS (poiché ricordiamo che al di là degli specifici rami d’azienda, il “padrone” è uno) decida di fare carta straccia dell’accordo concluso e non disponga al più presto il ripristino delle attività nel magazzino di Montale, dove risultano ora impiegati 77 su 79 aderenti al nostro Sindacato. 

Ricordiamo bene quali erano le condizioni di paga e di lavoro prima che riuscissimo a ribaltare con dure lotte la situazione nei magazzini, e non permetteremo un ritorno a quelle condizioni si sfruttamento.

S.I. COBAS nazionale