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[VENEZIA] Con la nuova Intifada palestinese e araba. L’unica strada é quella internazinalista: l’unione dei proletari di tutto il mondo

Riceviamo e pubblichiamo il contributo “Con la nuova Intifada palestinese e araba“, già disponibile sul sito della redazione Il Pungolo Rosso (vedi qui).

Questa crisi sanitaria e sociale, che sta provocando i primi scioperi spontanei nelle fabbriche dopo decenni, e diviene ora anche crisi economica e finanziaria, mette alla prova i sistemi capitalistici, in Italia e nel mondo intero, e scuote le coscienze in settori della nostra classe cui si chiede di lavorare comunque, anche in assenza delle condizioni di sicurezza che vengono invece imposte al resto della popolazione.

Per la prima volta da decenni assistiamo a scioperi spontanei nelle fabbriche.

Anche nella lotta per ambienti di lavoro sicuri e adeguati dispositivi di protezione individuale, e nelle difficoltà di coloro che sono lasciati a casa con un futuro incerto, deve crescere la coscienza della necessità di lottare per superare questa società divisa in classi.

Contro le ideologie da “unità nazionale” tra sfruttati e sfruttatori.

Il virus globalizzato mette inoltre in chiaro l’inconsistenza delle prospettive di autonomie locali/localistiche, e delle scorciatoie “sovraniste”.

L’unica strada è quella internazionalista, dell’unione tra i proletari di tutto il mondo.

S.I. Cobas


Con la nuova Intifada palestinese e araba

– Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

Ieri si è tenuta a Venezia, in campo san Geremia, un’animata manifestazione di solidarietà e sostegno alla nuova sollevazione palestinese contro lo stato di Israele con la partecipazione di 400 persone, in larga maggioranza giovani. L’iniziativa era stata indetta dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, che ha distribuito in piazza il volantino qui riprodotto (per fortuna il solo presente; in altre circostanze avevamo visto, ritenendo lo spettacolo semplicemente desolante, quindici scioperanti, forse, con cinque volantini diversi…). Posteremo presto qualche considerazione su questa e altre piazze chiamate dalla sollevazione palestinese; per intanto, ecco il testo del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, nato in occasione della seconda aggressione occidentale, imperialista all’Iraq nel 2003, e da allora attivo in tutti i passaggi politici fondamentali, con un piccolo contingente di compagne/i irriducibili alle mode e ai riflussi. Qui di seguito il collegamento all’intervento di chiusura alla manifestazione.

La nuova Intifada palestinese ci chiama alla mobilitazione contro la “pulizia etnica” e i piani di guerra dello stato di Israele e dei suoi protettori, Stati Uniti e Unione europea

La nuova sollevazione popolare palestinese è la risposta al piano di “pulizia etnica” che da anni si è concentrato sulla parte est di Al Quds (Gerusalemme). E vede all’opera, con lo stato di Israele, le milizie dei coloni ultra-sionisti dalla ideologia e dai metodi d’azione sempre più affini a quelli del nazismo.

Il via libera a Netanyahu e alle bande dei coloni per questo ulteriore passo della colonizzazione della Palestina, è venuto dagli Stati Uniti di Trump (e di Biden) con la decisione di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, dal silenzio-assenso dell’ipocrita Unione europea, e dai rapporti di complicità sempre più stretti tra Israele e la quasi totalità degli stati arabi.

Ma la nuova aggressione di Israele ha impattato ancora una volta con la straordinaria resistenza delle masse palestinesi che da Al Quds a Gaza, da Jenin ad al Lud (Lod), si sono dichiarate pronte a battersi con un protagonismo particolare degli arabi-israeliani e una forte eco in Giordania e Libano. Ovunque è scesa in campo una nuova leva di militanti della causa palestinese svincolata dalle vecchie appartenenze, decisa ad aprire un nuovo capitolo nella grande storia di questa resistenza, in cui non ci sia più posto per svendite o compromessi al ribasso operati dagli strati privilegiati e dagli stati “amici”.

La forza di questa nuova sollevazione è stata tale da arrivare a New York, a Chicago, a Londra, a Milano dove un giovane proletariato di immigrazione ha manifestato la sua rabbia per le infami rappresaglie israeliane su Gaza, e gridato un’elementare verità: la causa delle masse palestinesi è la causa degli sfruttati e degli oppressi di tutto il mondo arabo e del mondo intero.

Sull’altro fronte, l’adunata al Portico d’Ottavia a Roma di tutti i partiti parlamentari italiani, dal Pd al M5S, dalla Lega a Fratelli d’Italia, dimostra una volta di più quanto falsa sia ogni pretesa di “equidistanza” del capitalismo italiano, dello stato italiano e del governo Draghi: sono in tutto e per tutto dalla parte del colonialismo, dell’apartheid, della repressione, della pulizia etnica israeliana. Continuare a sognare che possano fare da “onesti mediatori” tra le parti in scontro, o che possano essere tali l’UE, o l’ONU, o la Cina, o la Russia, significa persistere in una tragica illusione.

La sola possibilità di spezzare il piano di Israele e del capitale globale di umiliare le masse sfruttate e oppresse della Palestina fino al loro annientamento, è nella lotta per demolire il potere coloniale che le opprime da più di 70 anni. Una lotta che non è una semplice lotta nazionale, che non può essere confinata in Palestina, e chiama alla solidarietà internazionalista i lavoratori e le lavoratrici del mondo intero. Il mito militarista dell’invincibilità di Israele ne uscirà a pezzi, come è caduto in pezzi quello amerikano in Vietnam, e tutti i miti del genere. A ribellarsi ad esso – lo si vedrà meglio con il tempo – sarà anche una parte degli ebrei israeliani.

Viva l’eroica resistenza palestinese!

Viva la lotta di liberazione delle classi lavoratrici arabe e medio-orientali contro l’imperialismo occidentale e i loro sfruttatori!

Viva l’internazionalismo proletario!

15 maggio 2021

Piazza Radaelli 3, Marghera – comitato.permanente@gmail.com

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo