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[PALESTINA] Seppellire la figlia è un atto sovversivo. Khaida Jarrar resta in carcere

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dalle compagne del Comitato 23 settembre, già disponibile sulla loro pagina (vedi qui):

PALESTINA.

SEPPELLIRE LA FIGLIA È UN ATTO SOVVERSIVO,

KHALIDA RESTA IN CARCERE

Khalida Jarrar, da sempre simbolo della lotta e della resistenza delle donne palestinesi, più volte incarcerata per la sua militanza politica nel FPLP, ha subito in questi giorni un’ennesima prova dell’accanimento con cui lo stato di Israele tratta chi si oppone all’occupazione, alle vessazioni, all’impoverimento che subisce da 70 anni il popolo palestinese.

La vita di Khalida è costellata di atti di lotta e di ribellione: leader studentesca e militante nelle fila dell’Fplp, la sua militanza a fianco delle lotte delle donne era già viva nel marzo 1989 , quando si pose a capo della più grande marcia delle donne palestinesi alla quale parteciparono più di 5.000 donne, dalla città di Al-Bireh a Ramallah.

L’esercito di occupazione attaccò e arrestò un gran numero di partecipanti, tra cui Khalida , che fu picchiata durante l’arresto e la detenzione, e fu poi processata per resistenza e istigazione contro l’occupazione.

Espulsa dalla sua città di origine, organizzò un sit in di protesta che si trasformò ben presto in una mobilitazione popolare: il decreto fu così ritirato.

Negli anni seguenti, arrestata a più riprese, si dedicò alla difesa dei diritti dei prigionieri politici palestinesi, istituendo un sistema di istruzione secondario e poi universitario per le detenute palestinesi.

Accusata di appartenere al FPLP, considerato dalla giustizia israeliana, statunitense ed europea una organizzazione terroristica, è stata più volte incarcerata, e condannata nel marzo 2021 a due anni di carcere, dopo aver scontato oltre un anno di regime di detenzione amministrativa, un infame dispositivo che consente alle autorità israeliane di arrestare e trattenere gli arrestati per mesi senza nemmeno dover comunicare il capo di imputazione.

Tutt’ora in carcere, è stata presentata dal Fronte Popolare alle elezioni che avrebbero dovuto tenersi a maggio, e che i vertici dell’Anp hanno annullato, temendo che in esse trovasse espressione il profondo malcontento nei confronti delle autorità palestinesi che si è riacceso in questi giorni in tutti i territori dopo l’assassinio di Nizar Banat da parte dei servizi di sicurezza palestinesi.

Khalida ha trasmesso il suo spirito indomito alla figlia Suha, a sua volta militante contro l’occupazione.

Suha aveva creato una associazione, al Haq, che denunciava il devastante impatto ambientale dell’occupazione sulla vita dei palestinesi.

Anch’essa in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, è stata stroncata da un infarto all’età di 31 anni.

A Khalida, con studiato accanimento, è stato impedito di partecipare al suo funerale.

La strategia di annientamento di un popolo passa anche per il tentativo di annichilire lo spirito dei suoi combattenti più irriducibili.

Essi devono trovare nelle lotte degli oppressi e nella piena solidarietà alla resistenza palestinese la forza che l’imperialismo mondiale cerca di abbattere.

Teniamo viva la mobilitazione a fianco della lotta delle donne e degli uomini palestinesi, al centro della lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi dall’imperialismo!